AIS

2024/24

1984-2024: quarant’anni di storia della Sezione Vita Quotidiana dell’Ais


Il saggio ricostruisce nelle sue linee essenziali la storia della Sezione Vita Quotidiana dell’Ais, di cui ricorre il quarantennale nel 2024. L’A. prende le mosse dal clima di ricerca e sperimentazione in cui, nel 1984, è nato il progetto di Sezione, per ricostruire una storia in tre fasi. La prima va dalla fondazione, con il nome «Riproduzione sociale, vita quotidiana, soggetti collettivi», al dibattito che ha portato al cambiamento in «Vita Quotidiana» nel 1994. La seconda negli anni Novanta, quando la temporalità diventa il frame concettuale di riferimento per l’analisi dei cambiamenti globali in corso. La terza nei primi venti anni del XXI secolo, caratterizzati dal dibattito sulla crisi del futuro generata dai rischi globali emergenti.

1984-2024: the forty-years history of the Italian Sociological Association’s Everyday Life Section 

The essay reconstructs in its essential lines the history of «Vita Quotidiana» [Everyday Life] Section of the Italian Sociological Association (Ais), which will celebrate its 40th anniversary in 2024. The A. starts from the climate of research and experimentation in which the Section was born in 1984, and reconstructs a story in three phases. The first goes from the foundation, under the name «Social Reproduction, Everyday Life, Collective Subjects», to the debate that led to the change to «Everyday Life» in 1994. The second in the 90s, when temporality became the conceptual reference for the analysis of ongoing global changes. The third in the first 20 years of the twenty-first century, characterized by the debate on the crisis of the future generated by the emerging global risks.

Parole chiave: Vita Quotidiana, Ais, sociologia critica, spazio-temporalità, soggetti

Premessa

Le sezioni sono la linfa vitale dell’Associazione Italiana di Sociologia: nel tempo, esse hanno costruito un patrimonio di ricerca, sperimentazione, conoscenza, che merita di essere valorizzato come una ricchezza da trasmettere alle nuove generazioni. Eppure, ad oggi, troviamo scarse testimonianze della loro storia.

Obiettivo del presente lavoro è iniziare a colmare questa lacuna, ricostruendo – almeno a grandi linee[1] – la storia della Sezione Vita Quotidiana, di cui ricorre il quarantennale nel 2024: una ricostruzione che rappresenta un dovuto riconoscimento all’impegno dei fondatori, in particolare, di Laura Balbo, Alberto Melucci, scomparso prematuramente nel 2001, e Vittorio Capecchi, mancato a luglio 2023.

Riportare alla luce questo passato non è semplice, innanzi tutto, perché manca un corpus organizzato e facilmente accessibile di documenti di archivio dell’Ais. Ne consegue, per una sezione di lontana origine come Vita quotidiana, la carenza di dati precisi, sia sull’andamento degli iscritti nel tempo – che perciò non compaiono in questo scritto –, sia sulla composizione e cronologia di tutti gli organi direttivi e delle principali attività di ciascun triennio, specie nei primi decenni. Questo secondo ordine di dati è stato ricostruito (Appendice B) con la collaborazione di colleghe e colleghi, a cui va un sentito ringraziamento per aver messo a disposizione copie di documenti custoditi nei propri archivi personali. In primis, a Marco Ingrosso, che ha fornito molti documenti ufficiali ed elementi «ufficiosi» di informazione sul periodo 1984-2002 e a Maria Carmela Agodi, che ha permesso di recuperare dati sui trienni 1997-1999 e 2003-2005 dall’archivio dell’Ais. Per il periodo 2002-2021, si ringraziano le colleghe[2] che hanno fornito le relazioni finali di coordinatori e coordinatrici.

Una seconda difficoltà riguarda la caratterizzazione del dibattito interno, la sua evoluzione nel tempo e i suoi effetti sugli orientamenti teorico-metodologici di soggetti e gruppi non necessariamente limitati ai membri della Sezione. Pur rappresentando la parte sostanziale della storia in questione, non sempre ne rimane testimonianza nelle pubblicazioni esplicitamente attribuibili a iniziative di Sezione o nei ricordi delle/dei protagoniste/i. Le prime – soprattutto gli atti dei principali convegni – non si sono succedute con continuità nel tempo e i secondi non sono affatto scontati, subordinati alla diversa disponibilità, o capacità, dei soggetti di rievocare momenti lontani nel passato. Non avendo potuto contare – come ipotizzato inizialmente – su interviste ai testimoni privilegiati, si è scelto di utilizzare le pubblicazioni disponibili[3], integrandole con le relazioni di fine mandato dell’ultimo ventennio. Grazie a questi documenti, si è anche ricostruito, in buona parte, il succedersi di convegni e seminari promossi dalla Sezione. Qui se ne citano alcuni, rinviando, per l’elenco più esteso, alla cronologia pubblicata sul sito della Sezione (www.aisvitaquotidiana.it).

Il filo logico della presente ricostruzione è quello della continuità nel cambiamento. Continuità nello stile di lavoro definito dai fondatori: inclusivo, intersezionale, autoriflessivo, critico ma con uno sguardo attento alle alternative che emergono dall’agire dei soggetti nel quotidiano, visto come punto di intersezione fra micro e macro. Cambiamento negli scenari geo-politici mondiali che, in questi quarant’anni, hanno sostenuto la crisi degli ordinamenti sociali moderni e l’emergere di inedite sfide per l’immaginazione sociologica.

Nel saggio, si prendono le mosse dalle motivazioni che hanno portato al progetto di Sezione, nel clima di rinnovamento della sociologia internazionale sviluppatosi a partire da fine anni Sessanta, con la critica alle «grandi teorie» dominanti nei primi decenni del dopoguerra.

La storia della Sezione viene, quindi, articolata in tre fasi. La prima, va dalla fondazione nel 1984, con la denominazione «Riproduzione sociale, vita quotidiana, soggetti collettivi», allo sviluppo del dibattito che ha portato, dieci anni dopo, al cambiamento in «Vita Quotidiana». Un cambiamento giustificato dalla necessità di ripensare categorie concettuali e metodologie di ricerca ereditate dal passato, in una complessa situazione di passaggio dagli orizzonti locali dell’esperienza alla progressiva interdipendenza globale favorita dalla distensione, prima e dalla caduta del Muro di Berlino, poi. La seconda fase corrisponde alla crescita apparentemente inarrestabile di tale interdipendenza negli anni Novanta, nel quadro post-guerra fredda, dominato dall’ideologia neo-liberal. Sono gli anni in cui emerge, nella Sezione, il frame concettuale della temporalità come riferimento per l’analisi dei cambiamenti globali in corso e degli aspetti di libertà, incertezza e rischio per i soggetti generati da tali scenari. La terza fase coincide con il primo ventennio del nuovo secolo, in cui si passa dall’iniziale ottimismo per gli sviluppi della globalizzazione all’insicurezza e, poi, alla paura indotte dai drammatici eventi degli ultimi anni. La questione dominante è la crisi del futuro generata dai nuovi rischi globali, accompagnata, nel dibattito della Sezione, da un’attenzione particolare alla capacità di resilienza dei soggetti che dell’agire quotidiano fanno «materia d’azione» verso la costruzione di nuovi futuri possibili.

1 1984: la fondazione nel clima innovatore della sociologia internazionale

L’intento dei promotori della Sezione era quello di dare vita a un’entità non tanto di natura tematica, quanto caratterizzata «soprattutto per un punto di vista, la vita quotidiana, da cui osservare e cercare di comprendere una pluralità di aree» (Capecchi, 1986, 13). Era un modo per reagire all’«incertezza [e al] desiderio di elaborare nuove reti concettuali» (ivi, 15) generati dalla tensione innovatrice di quel periodo, quando si sperimentavano anche in Italia sia gli effetti liberatori, sia i rischi di impoverimento teorico (Barbano, 1989), derivanti dalla messa in questione delle «grandi teorie», maturata a partire dai tardi anni Sessanta nel panorama internazionale[4]. È opportuno richiamare i principali punti critici, per comprendere le finalità innovative del progetto di Sezione.

Fra i rilievi mossi alle «grandi teorie», una critica comune riguardava la rigidità dei rispettivi modelli interpretativi, accentuata dal dogmatismo che ne aveva caratterizzato l’applicazione nei primi decenni del dopoguerra, fortemente segnati dal teso clima di confronto ideologico della guerra fredda. Tale rigidità male si conciliava con la situazione degli anni Settanta, in cui andavano maturando aspetti radicalmente nuovi della realtà sociale, per effetto dei cambiamenti geo-politici, economici e tecnologici che hanno preluso all’accelerazione della globalizzazione nei decenni successivi.

Nel panorama sociologico internazionale, ci si interrogava sulla complessità sociale crescente implicata in tali cambiamenti, associata alla crisi degli assetti moderni, che favoriva l’accentuarsi dei processi di individualizzazione, parallelamente alla progressiva perdita di incisività e consistenza degli attori collettivi tradizionali. Ritornava d’attualità la nozione di «attore sociale» e si riproponevano alcune questioni-chiave del pensiero sociologico, in particolare il rapporto micro-macro, da riconcettualizzare abbandonando il tradizionale dualismo azione-struttura, attore-sistema, degli approcci dominanti nel secondo dopoguerra.

Dalla ricerca di nuove reti concettuali, sono nate alcune fra le più interessanti proposte di quegli anni – la fenomenologia americana, l’etnometodologia, l’interazionismo simbolico –, che hanno influenzato notevolmente la prospettiva sulla vita quotidiana in Italia.

Di particolare importanza sono stati i risvolti epistemologico-metodologici di questo clima di rinnovamento. In primis, la contestazione dei metodi quantitativi come unici garanti di scientificità della ricerca, in favore del pluralismo metodologico, con la parallela valorizzazione degli approcci qualitativi, particolarmente di quelli biografici ed etnografici.

In Europa, inoltre, si era risvegliato l’interesse per il rapporto tra storia e sociologia, stimolato dalla critica verso i due orientamenti dominanti nel dopoguerra: quello funzionalista parsonsiano e quello critico d’ispirazione marxiana. Il primo era problematico, oltre che per l’eccessiva rigidità e astrattezza, anche per il suo carattere a-storico, incompatibile con la comprensione delle trasformazioni in corso. Per il marxismo, invece, già a metà anni Settanta, i problemi nascevano da una «deriva eccessivamente ideologica, insieme determinista ed economicista» (Jedlowski e Leccardi, 2003, 23) che impediva di «vedere» le soggettività emergenti e il ruolo dei singoli attori nel promuovere il mutamento sociale. Inoltre, male si conciliava con l’accresciuta sensibilità verso differenze «altre» rispetto a quelle di classe, innanzi tutto, quelle di genere e di generazione. Ciò spiega l’attenzione di alcuni settori della sociologia europea verso le novità maturate in campo storiografico, fra cui la «nuova storia» delle Annales, che ha contribuito a orientare la ricerca sociale all’analisi delle strutture della vita materiale e alle mentalità connesse alla «lunga durata»: una prospettiva cruciale per lo sviluppo della Sociologia della vita quotidiana contemporanea.

Nel fermento degli studi storici degli anni Settanta e Ottanta, va segnalata la svolta impressa dalla critica neo-femminista all’epistemologia tradizionale della storia (Di Cori, 1996). Tale svolta ha sostenuto l’affermazione della prospettiva di genere nella ricerca sociale, sollevando la cortina di «ovvietà» e «silenzio» che relegava il quotidiano delle donne nella sfera di un tempo «privato e senza storia» (Leccardi, 2014, 148). Si è così aperta la strada a una concezione politica del quotidiano, come «tramite attraverso il quale gli attori sociali […] prendono coscienza di sé come soggetto collettivo capace di modificare il corso della storia» (ivi, 149).

Gli elementi critici e gli spunti innovatori del contesto internazionale hanno influenzato profondamente i sociologi italiani degli anni Settanta-Ottanta, particolarmente i più giovani: la «seconda» e la «terza» generazione (Cavalli, 2021; Jedlowski, 1999), che hanno vissuto il Sessantotto, rispettivamente, da giovani ricercatori, agli inizi della carriera e da studenti formati nei neo-istituiti percorsi di Sociologia (Balbo, Chiaretti e Massironi, 1975) – in primis, la Facoltà di Trento. Entrambe le generazioni sono state segnate dalla stagione dei movimenti, soprattutto in termini di aspirazione a combinare ricerca e impegno politico (Cossu e Bortolini, 2017), seppure con differenze territoriali, di orientamento politico-ideologico, di afferenza a facoltà e scuole.

In tale contesto, hanno preso corpo la ricerca di «nuove reti concettuali» e l’«incertezza» di cui parla Vittorio Capecchi. Per i promotori della Sezione – prevalentemente sociologhe e sociologi di sinistra, con una forte componente neo-femminista[5] –, si trattava di reagire al rischio di frammentazione/dispersione tematica, ancorandosi a un punto di vista privilegiato entro cui convogliare e far dialogare fra loro la varietà di temi, problemi, prospettive emergenti.

L’individuazione del punto di vista della vita quotidiana si basava su una definizione ampia del termine, d’ispirazione costruzionista: non solo luogo della routine e del dato per scontato, ma anche e soprattutto centro della prassi umana, in cui prende corpo la continua reinvenzione della vita associata. Ciò significava concentrare l’attenzione sul soggetto, il suo ambiente e su «tutte quelle pratiche, rappresentazioni, simbolizzazioni, per mezzo delle quali il soggetto si organizza e contratta incessantemente il suo rapporto con la società, con la cultura, con gli eventi» (Capecchi, 1986, 14)

Da questa definizione, emerge uno dei tratti «più affascinanti» della vita quotidiana, «la sua duplicità» (Jedlowski e Leccardi, 2003, 47) in quanto «luogo» del costante gioco dialettico tra continuità e mutamento, vincoli strutturali e risorse strategiche individuali, cooperazione e conflitto, sfera pubblica e sfera privata. La duplicità va di pari passo con l’inclusività, nella misura in cui queste complesse articolazioni dell’esperienza (Jedlowski, 1986) si coagulano nella concretezza delle pratiche e nella significatività delle relazioni di ogni giorno.

L’inclusività del punto di vista ha reso possibile l’intesa per la costituzione della Sezione fra esponenti di tre diversi ambiti di interesse. L’accordo[6] è stato raggiunto a margine del convegno costitutivo dell’Ais di Viareggio[7] – 10 ottobre 1983 – da: Alberto Melucci, per gli studi sui movimenti sociali; Vittorio Capecchi, per l’area metodologica, oltre che per i temi della rivista Inchiesta[8], di cui era Direttore; Laura Balbo, per gli studi sulla condizione femminile, la famiglia, i servizi. Nel «Manifesto» di proposta (Appendice A) sottoscritto da 44 proponenti, si precisa che la convergenza è stata l’esito di un percorso avviato da alcuni gruppi di lavoro formatisi intorno a Inchiesta e alla Rassegna Italiana di Sociologia.

La fondazione è stata preparata da una segreteria provvisoria, con Vittorio Capecchi, Marco Ingrosso, Franca Bimbi, Italo De Sandre, Enzo Mingione, Loredana Sciolla e Chiara Saraceno.

Il Convegno internazionale[9] su «Strutture e strategie della vita quotidiana», svoltosi a Bologna nei giorni 15-16 giugno 1984, ha sancito la conclusione della fase preparatoria, con la costituzione formale di una Sezione denominata «Riproduzione sociale, vita quotidiana, soggetti collettivi».

Per avere un’idea della ricchezza del dibattito di Bologna, basti considerare le sfide teorico-metodologiche con cui la Sezione intendeva confrontarsi, secondo la sintesi riportata nella «Presentazione» degli Atti (Capecchi, 1986): a) costruire nuove reti concettuali assumendo le differenze di genere come «una dimensione che attraversa modificandole radicalmente tutte le concettualizzazioni e teorizzazioni prodotte dalla ricerca sociologica tradizionale» (ivi, 15); b) sostenere la tensione all’interdisciplinarietà, iniziando «percorsi di ‘contaminazione’ e ‘su più frontiere’» (ivi, 16); c) contrastare le disuguaglianze sociali e valorizzare «contemporanea­mente le diversità positive tra le persone» (ivi, 18), in un’ottica di rifiuto del pessimismo sociale, che si concretizzi in percorsi di intervento sulle risorse locali, le politiche del welfare, le politiche economiche e del lavoro; d) approfondire l’analisi delle dimensioni del tempo, da quella delle generazioni e dei cicli di vita, all’organizzazione temporale della vita quotidiana e alle politiche del tempo; e) «istituire collegamenti e approcci di ricerca integrati» (ivi, 24) fra diversi percorsi in tema di formazione delle identità individuali, collettive, di genere e di generazione; f) promuovere il pluralismo metodologico, congiuntamente alla riflessione sui fondamenti epistemologici della sociologia.

I sei punti profilano uno stile di lavoro aperto al dialogo con altre aree tematiche e disciplinari – in primis, alla collaborazione con altre Sezioni dell’Ais[10], perseguita per tutto il quarantennio – e al coinvolgimento di soggetti extra-accademici[11]. Era uno stile coerente con l’approccio di «sociologia pubblica» che differenziava Vita Quotidiana dalle altre sezioni dell’Ais di quel periodo, come ha ricordato di recente Franca Bimbi, notando che essa è nata «nel segno dell’intersezionalità e di un’attenzione verso quella società civile e quelle forme di ‘politica prima’ dove il conflitto pareva meno comprensibile o meno riducibile alle narrazioni consuete o egemoni»[12].

Questo stile è stato messo alla prova nel primo decennio (1984-1986) iniziato con Vittorio Capecchi coordinatore e Franca Bimbi segretaria.

2 I primi dieci anni: verso la nuova denominazione

Fra il 1984 e il 1993, a Vittorio Capecchi con Franca Bimbi sono subentrati nel coordinamento della Sezione: Chiara Saraceno con Marco Ingrosso segretario (1986-1988)[13], Antonio Carbonaro con Carla Facchini segretaria (1989-1991), Alberto Melucci con Carla Facchini segretaria (1991-1993). Il 1994 si è aperto sotto il coordinamento di Enzo Mingione (sostituito da Laura Balbo dal dicembre 1995 a giugno 1996) con Maria Carmen Belloni segretaria. In quell’anno, si è concretizzato il cambiamento di nome della Sezione, come esito dell’evoluzione del dibattito nel primo decennio.

Ripercorrendo tale evoluzione, Carbonaro (1992) sottolinea la pluralità dei percorsi di ricerca nati dalle problematiche del Convegno di Bologna. Seppure diversificati, essi erano accomunati dalla tensione al bilanciamento tra i livelli micro e macro di analisi e dalla critica verso l’applicazione rigida del positivismo metodologico, a favore del pluralismo di metodi e tecniche. In parallelo, è proseguita la riflessione epistemologica che si sarebbe concretizzata, pochi anni dopo, nella concettualizzazione della riflessività come elemento-chiave di un mutamento di paradigma in sociologia (Melucci, 1998).

Carbonaro, inoltre, identifica tre «crocevia» (ivi, 189) come punti di intersezione fra i diversi percorsi di ricerca: un criterio utile, seppure con qualche rimodulazione e integrazione, anche ai fini della presente ricostruzione. 

Il primo crocevia è l’insieme di contraddizioni, paradossi, duplicità della realtà quotidiana, la cui valorizzazione consente di «dissolvere i veli della familiarità, del sapere scontato» (ibidem). Questi aspetti sono stati messi in luce analizzando i modi in cui soggetti differenti per genere, generazione, condizione sociale, appartenenza territoriale[14], reagiscono ai vincoli strutturali, gestiscono le asimmetrie di potere, combinano in forme diverse risorse economiche, di welfare[15], culturali, relazionali, comunicative – in primis quelle offerte dalle nuove tecnologie[16]. Di particolare interesse erano gli studi sulla famiglia[17], caratterizzati dalla ricerca di un approccio attento alla costante interazione fra le dinamiche interne al nucleo – particolarmente quelle legate a differenze di genere – e la molteplicità di mondi – solo apparentemente – esterni che s’incrociano nella vita quotidiana.

Dalle ricerche in questione sono emerse modalità diversificate di sopravvivenza, produzione di senso, costruzione identitaria, segnate dall’ambivalenza fra sovra-determinazione e spazi di creatività. Non a caso, fra i principali punti di riferimento per gli sviluppi ulteriori della sociologia della vita quotidiana, accanto a fenomenologi e interazionisti simbolici, troviamo Georg Simmel, il teorico dell’ambivalenza.

Il secondo crocevia è la temporalità, oggetto sia di riflessione teorica (Tabboni, 1985; Leccardi, 1991; Paolucci, 1993; 2003; Perulli, 1996) sia di ricerca empirica lungo quattro direttrici: tempo della storia, tempo e spazio dell’attore sociale[18], memoria, biografia come corso di vita. Rispetto al tempo della storia, si segnalano un incontro a Bologna con Fernand Braudel, ripreso dal n. 63-64 di Inchiesta e, più in generale, la presenza di questo tema nelle altre linee di ricerca sul tempo, oggetto di numerosi incontri e pubblicazioni nel corso del decennio.

Fra gli esempi più significativi, vi sono, in primo luogo, le indagini sui modi di concepire, organizzare e vivere il tempo da parte dei giovani e delle donne. I giovani sono stati analizzati per la prima volta nel loro rapporto con la temporalità storica, biografica, quotidiana (Cavalli, 1985). Insieme agli studi di Alberto Melucci sui nuovi movimenti (1982, 1984), questo lavoro ha aperto la strada a una nuova stagione degli youth studies (Cavalli e Leccardi, 2013). Fra le principali acquisizioni di tali ricerche: la rivalutazione del presente nella costruzione identitaria, la tendenza a dilazionare sempre più l’ingresso nella vita adulta, l’importanza delle relazioni interpersonali anche negli ambiti dell’impegno civile e politico, tradizionalmente associati al livello macro dell’agire collettivo. 

Per quanto riguarda le donne (Ais Vita Quotidiana, 1988), una questione cruciale, divenuta oggetto di lotta politica, era rappresentata dalla rigidità dei tempi sociali – del lavoro e della città –, conciliabili a fatica (Balbo, 1987, 1991) con quelli della cura e con la rivendicazione emergente di tempo per sé. Particolarmente nei casi di doppia presenza, la complessità del quotidiano femminile (Leccardi, 1994) metteva comunque in luce, insieme alla fatica, anche il potenziale di creatività «attivato dall’attraversamento quotidiano di più mondi da parte di un numero crescente di donne adulte […] portartici di prospettive o ‘punti di vista’ plurimi» (Jedlowski e Leccardi, 2003, 96-97). Prospettive incorporate, oltre che situate, in cui alla tradizionale questione della gestione del tempo si associava la messa a fuoco della molteplicità dei vissuti temporali. Insieme alla dimensione strategica del lavoro familiare nelle relazioni famiglia-società (Saraceno, 1980; Balbo 1984), la natura plurima e diversificata dell’esperienza femminile prefigurava una «mappa temporale alternativa» (Leccardi, 2009, 110) rispetto alle concezioni dominanti, al loro carattere dualistico, con pretese universalistiche e logiche lineari. La mappa temporale femminile era, fra l’altro, coerente con l’attenzione al presente emergente fra i giovani e, al contempo, recuperava lo spessore storico della biografia tramite la riflessività innescata dai processi della memoria[19]

In tal senso, le ricerche sul tempo di giovani e donne hanno stimolato la riflessione sulla memoria, che ha preso le mosse dall’attualizzazione degli studi di Halbwachs, in stretta collaborazione con Gérard Namer[20]. Basandosi su una definizione di memoria come sistema dinamico, le ricerche in questione hanno messo in rilievo la combinazione di tempi – passato, presente e futuro – e spazi – fisici e simbolici – di cui essa si nutre nella costante costruzione di senso per le identità personali e collettive. È una costruzione che prende forma e si alimenta nella concretezza dell’agire quotidiano, in costante rispecchiamento/confronto con l’ambiente fisico e relazionale (Jedlowski e Rampazi, 1991; Rampazi, 1991; Melucci, 1994).

L’eterogeneità e frammentazione della temporalità tardo-moderna sono state, fra l’altro, parte integrante di una nuova prospettiva sul corso della vita (Saraceno, 1986)[21]. La novità consisteva nella rottura dei presupposti di linearità, continuità, irreversibilità del progetto di vita, inteso come linea-guida per la formazione dell’identità dalla tradizione delle scienze umane. La complessa temporalità femminile e le prospettive sul futuro dei giovani, in particolare, iniziavano a segnalare elementi di discontinuità biografica, coerenti con la destrutturazione che si profilava negli assetti e nelle certezze moderne: un tema destinato ad attirare crescente attenzione nei decenni successivi.

Il terzo crocevia è rappresentato dalla soggettività: un motivo ricorrente tanto nelle linee di ricerca appena richiamate, quanto negli studi sui soggetti collettivi e i movimenti sociali, con una specifica attenzione alle generazioni post-Sessantotto (Sciolla e Ricolfi, 1989). Particolarmente innovative, come accennato, erano le ricerche di Melucci sui nuovi movimenti. Poco ideologizzati, privi di organizzazione strutturata, nati spesso su temi specifici del presente, essi apparivano come «profeti senza incanto», di una società in trasformazione, segnata da una miriade di conflitti «più freddi e forse più opachi [di quelli del passato], ma anche più diffusi e disincantati» (Melucci, 1982, 7). Il campo di tali conflitti era – ed è – la «lotta per l’identità», per gli elementi di senso a cui collegarla, nella misura in cui «investono la definizione del sé, nelle sue dimensioni biologiche, affettive, simboliche, nelle sue relazioni col tempo, con lo spazio, con l’altro» (ivi, 9). Ed è nell’ambito di linguaggi e significati che emerge la capacità di tali movimenti «di rovesciare i codici dominanti. Nominare diversamente lo spazio e il tempo […] esercitare una riflessività affettiva e non strumentale» (Melucci, 1984, 441).

Questi temi sono stati al centro del Convegno di fine mandato del 1991 su «Tradizione e innovazione nella riproduzione sociale» (Carbonaro e Facchini, 1993a; 1993b): un convegno che ha messo in luce le ragioni a favore del cambiamento di nome della Sezione.

3 1994-2004: l’incertezza quotidiana nel frame concettuale della temporalità

A Firenze è stato posto in primo piano il tema dell’identità: la sua costruzione nel farsi delle biografie, l’insieme di capacità, vincoli e risorse della vita quotidiana posti in gioco da tali processi. E sono emersi dubbi sull’uso di alcune categorie concettuali, messe in questione dall’evoluzione del dibattito interno[22]. In primis quella di riproduzione sociale, non più definibile come variabile dipendente rispetto al concetto di produzione (Saraceno, 1993) – secondo l’impianto funzionalista e organicista da cui derivava –, ignorando la dimensione relazionale dell’appartenenza e del riconoscimento reciproco, di cui si nutrono le dinamiche continuità/discontinuità nell’esperienza sociale. Inoltre, Alberto Melucci (1993) si chiedeva che senso avesse parlare di riproduzione di fronte alle sfide della società planetaria, che mettevano in discussione il rapporto con la natura e la sopravvivenza della specie umana. Tali sfide preludevano a una condizione storicamente inedita di continua sperimentazione – nel «laboratorio» del quotidiano – di forme nuove del rapporto limite-possibilità, produzione-riproduzione: polarità «tra loro in costante tensione» entro cui si sarebbe giocata «la nuova definizione di libertà e di responsabilità per gli abitanti del pianeta» (ivi, 362).

Analogamente, il concetto di soggetti collettivi perdeva le valenze originarie, in una fase di mutamento degli attori sociali e delle forme dell’agire politico, come si è accennato.

Il cambiamento di denominazione è stato comunicato il 6 settembre 1994 dall’allora coordinatore Enzo Mingione al Presidente dell’Ais Mario Aldo Toscano.

Nel decennio 1994-2004, dopo Mingione, con Maria Carmen Belloni segretaria, sono stati eletti: Renate Siebert coordinatrice, con Enrica Morlicchio segretaria (1997-1999), Carmen Leccardi coordinatrice, con Salvatore La Mendola segretario (2000-2002), Paolo Jedlowski coordinatore, con Nicoletta Bosco segretaria (2003-2005).

Nel 1996[23], è stato creato il network «Salute e Relazione Sociale», promosso da Giuseppe Abbatecola, Marco Ingrosso, Mara Tognetti Bordogna e preludio alla fondazione della Sezione di Sociologia della Salute e della Medicina, nel 2005.

Sul piano del dibattito, è proseguita la riflessione sul ruolo della disciplina, concentrando l’attenzione sulla collocazione generazionale del sociologo e sulle sue responsabilità nella trasmissione del sapere, con un’attenzione specifica alla tradizione dei gender studies[24].

Oltre al continuo esercizio di autoriflessività disciplinare, il tratto più significativo del secondo decennio è consistito nella progressiva focalizzazione sulla temporalità – in rapporto allo spazio (Mandich, 1999) – come frame concettuale di riferimento, in un contesto sociale segnato dall’incertezza crescente (Bosco, Jedlowski e Neresini, 2004; Rampazi, 2002). L’attenzione verso il tempo si giustificava in virtù del suo configurarsi come sintesi simbolica (Elias, 1986) dell’insieme di elementi naturali, sociali, individuali entro cui si attiva la specifica capacità umana di «elaborare l’esperienza del cambiamento» (Tabboni, 2001, 7), reagendo ad esso, organizzandolo e dandogli un senso. Da questo punto di vista, venivano alla luce tanto i connotati storicamente mutevoli di tale sintesi quanto le dinamiche di potere implicite nel rapporto biunivoco tra i soggetti e la strutturazione temporale dominante: una biunivocità osservabile nella concretezza del quotidiano, come già accennato. Nel frame della temporalità, la vita quotidiana si è iniziata a proporre anche come «un’area di ricerca» (Jedlowski e Leccardi, 2003, 14), oltre che come punto di vista e come concetto.

Questa rifocalizzazione era coerente con l’importanza crescente delle politiche del tempo nel dibattito pubblico degli anni Novanta. Rispetto al decennio precedente, si era intensificata la richiesta di rimodulazione degli orari del lavoro e della città (Piazza, Ponzellini, Provenzano, Tempia, 1999). Contemporaneamente, si riproponeva l’antico problema della riduzione del tempo di lavoro (Gasparini, 1986), divenuta oggetto di lotta politica in Francia e in Italia, per contrastare la disoccupazione tecnologica e favorire la riappropriazione di quote importanti di tempo della vita da parte degli individui[25].

Più in generale, la riflessione sulla temporalità s’inseriva nel dibattito internazionale sulla crisi della modernità.

Dopo le teorie del post-moderno degli anni Ottanta, fra le tesi più innovative degli anni Novanta, vi erano quelle che ponevano le trasformazioni dello spazio-tempo al cuore della riflessione sulla natura della crisi e sul tipo di società che si stava profilando, con l’accelerazione impressa alla globalizzazione dalla fine della guerra fredda, dalla liberalizzazione dei movimenti di capitali, beni, persone, dallo sviluppo delle ICT, in particolare di Internet. Un punto nodale era rappresentato dalla fluidificazione dei confini, fisici e simbolici, dell’esperienza, rispetto alla precedente rigida definizione sociale di spazi, tempi, percorsi biografici, codici culturali, stili di vita. Le nuove comunicazioni a distanza, in particolare, alteravano i criteri di vicinanza e lontananza[26], cambiando gli stili comunicativi (Bosco e Giaccardi, 2003), le modalità del lavoro[27], gli orizzonti delle biografie.

Con l’intensificarsi dell’individualizzazione, la ridefinizione di tali confini diventava prerogativa prevalente del soggetto, offrendogli nuove opportunità di controllo sulla propria vita, ma creando al contempo un sovraccarico di riflessività e di responsabilità[28], che non tutti potevano sostenere, con la conseguenza di accentuare le disuguaglianze socio-culturali.

In questo quadro, antichi problemi assumevano un volto nuovo. In particolare, le tradizionali ricerche su povertà ed esclusione sociale si sono intrecciate con il tema emergente della vulnerabilità, particolarmente di donne e giovani[29]. Nello sfondo, si profilava una precarietà esistenziale sempre più generalizzata, sostenuta dall’incerto futuro del lavoro nella realtà globale liberalizzata e dalla concomitante crisi dei tradizionali sistemi di welfare (Negri e Saraceno, 1996; Bosco, 2002).

Contemporaneamente, s’imponevano inedite questioni: la difficile gestione del pluralismo culturale e del razzismo emergente[30] –, lo sbiadire delle memorie collettive poste a fondamento dell’identità del cittadino (Tota, 2001; Rampazi, 2001), l’elaborazione di nuovi rapporti tra generi e generazioni[31], soprattutto nelle famiglie che, anche in Italia, si stavano de-standardizzando (Barbagli e Saraceno, 1997; Zanatta, 1997) e sperimentavano il progressivo prolungamento dell’ingresso dei giovani nella vita adulta (Cavalli e Facchini, 2001).

Nella riflessione sul tempo, l’attenzione era catturata dagli effetti disgreganti della velocità[32] – dei ritmi della vita, della mobilità, dei cambiamenti di scenario – sullo spessore temporale dell’esperienza, in particolare, dalla rottura del tradizionale legame tra natura routinaria del quotidiano e costruzione di senso per le biografie, offuscato dalla progressiva «quotidianizzazione dell’incertezza». L’espressione si riferisce alla continua disgregazione delle routine man mano che si consolidano (Jedlowski, 2005), che sposta sempre più la responsabilità di definire modi e significati dell’agire dagli assetti socialmente normati verso il soggetto, con tutte le ambivalenze richiamate in precedenza: un punto nodale nella riconsiderazione del concetto di vita quotidiana avviata alla fine del primo ventennio[33].

4 Il secondo ventennio: crisi del futuro, precarietà e resilienza

Il secondo ventennio della Sezione si è svolto all’insegna di passaggi cruciali per la realtà globale e per la Sezione.

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, diversi eventi traumatici in rapida successione hanno sconvolto il panorama mondiale, rendendo pienamente visibili i fenomeni anticipati da Alberto Melucci nel 1993: rischio di scomparsa della vita sulla terra, opacizzazione del futuro, continua sperimentazione nel quotidiano di «forme nuove del rapporto limite-possibilità, produzione-riproduzione»[34].

Il mondo è passato dal sostanziale ottimismo per un futuro di progresso degli anni Novanta – nonostante i problemi posti dagli sviluppi neo-liberal della globalizzazione – a un crescente senso di insicurezza, con il terrorismo internazionale e la crisi economica del 2007-08, fino alle paure indotte dalla pandemia da Covid-19, dallo scoppio della guerra in Ucraina, dallo spettro della catastrofe ecologica. Paure sostenute dall’incapacità degli usuali strumenti istituzionali di tenere sotto controllo i rischi emergenti, con il conseguente aggravarsi della crisi nella partecipazione politica e dello svilimento della sfera pubblica. 

Nei vissuti individuali, l’incertezza tardo-moderna, inizialmente considerata da molti come elemento di libertà, si è tramutata nel disorientamento di una fascia sempre più ampia di persone, portando la crisi del futuro nel discorso pubblico come problema prioritario.

In questo quadro sfidante per l’immaginazione sociologica, la Sezione ha conosciuto un importante passaggio generazionale, con il progressivo ingresso nei Consigli scientifici di giovani che non hanno vissuto gli anni della fondazione e dell’iniziale consolidamento.

Durante tale transizione, si sono succeduti nella gestione della Sezione: Paolo Jedlowski coordinatore negli anni a cavallo fra il primo e il secondo ventennio (2003-2005), con Nicoletta Bosco segretaria; Giuliana Chiaretti coordinatrice, con Teresa Grande segretaria (2006-2008); Ota De Leonardis coordinatrice, con Marco Deriu segretario (2009-2011); Marita Rampazi coordinatrice, con Sonia Floriani segretaria (2012-2015); Giuliana Mandich coordinatrice, con Ilenya Camozzi segretaria (2016-2018); Ilenya Camozzi coordinatrice, con Caterina Satta segretaria (2019-2021); Angela Perulli coordinatrice, con Flavio Ceravolo segretario (2022-2024).

Ben inserita nei network europei e mondiali, la nuova generazione ha rafforzato la tradizionale apertura della Sezione al dibattito internazionale. Segnata dalle note difficoltà di stabilizzazione nella professione degli ultimi decenni (Perino e Savonardo, 2015), essa ha stimolato l’attenzione sia verso la fatica di reggere la precarietà lavorativa, sia verso le risorse con cui si attivano complesse strategie di resistenza[35]. In generale, ha portato nuovi stimoli alla riconsiderazione del concetto di vita quotidiana (Bosco, Jedlowski e Neresini, 2004; Floriani e Rebughini, 2018; Perulli, 2016), rivalutandola come chiave di lettura della complessità sociale, oltre che come area specialistica delle scienze sociali.

Con tale lente, è stata approfondita la riflessione sui modi in cui individui, gruppi sociali, generi e generazioni gestiscono l’incertezza dei confini fisici, culturali, normativi che presiedono alla molteplicità di transizioni[36] del percorso di vita (Magaraggia e Benasso, 2019). La sfida era – ed è – quella di capire con quali limiti e quali risorse relazionali ed emotive, oltre che materiali e culturali, si possono negoziare i termini del riconoscimento, costruire/ricostruire il senso delle scelte, riposizionare i confini spazio-temporali dell’esperienza creando nuove aree di socialità e condivisione, aprendo a nuove possibilità di futuro. Le nuove possibilità chiamano in causa il ruolo della memoria come incubatrice di «futuri possibili» (Jedlowski, 2017). Questo tema ha arricchito di nuovi spunti il tradizionale approccio della Sezione alla memoria che, di recente, ha conosciuto importanti sviluppi teorici[37], in particolare con la rivalutazione del tema dell’oblio (Grande, 2022a; 2022b) e nuove declinazioni empiriche su temi emergenti, in primis, quelli legati a eventi traumatici, specie nei processi migratori (Massari, 2017, 2020) e nelle situazioni di violenza politica (Affuso, 2017).

Trasversali a molte linee di ricerca sviluppate nel ventennio troviamo – in continuità con il passato – le dimensioni di genere e di generazione nella costruzione identitaria dei soggetti. Circa la ridefinizione delle identità di genere, sono stati particolarmente valorizzati gli aspetti legati ai nuovi contorni della domesticità[38], ai mutamenti in corso nella sfera della sessualità (Saraceno, 2003; Piccone Stella e Ruspini 2003; Ruspini, 2005), all’incontro con l’alterità[39] in un’ottica fortemente orientata dalla letteratura post-coloniale (Floriani, 2004; Massari, 2014). Un orientamento già presente nelle ricerche sul razzismo degli anni Ottanta-Novanta e divenuto più esplicito in anni recenti, con la denuncia degli effetti dell’eurocentrismo negli orizzonti culturali che hanno orientato la prospettiva sociologica sulla vita quotidiana (Rebughini, 2018).

Quanto alle generazioni, si è rafforzata l’attenzione verso i giovani, nelle loro interazioni[40] con i contesti familiari, del lavoro, della vita pubblica, in una prospettiva attenta all’insieme dei rapporti intergenerazionali, particolarmente nei processi del «fare famiglia» tramite pratiche e relazioni del quotidiano, che include la figura – solitamente trascurata – dei bambini come attori sociali (Satta, 2012, 2022).

Punto nodale della riflessione sui giovani era – ed è – l’ineguale distribuzione delle risorse che sostengono la capacità di resilienza di soggetti e gruppi sociali di fronte alla perdita del futuro.

Un concetto-chiave a tale proposito è rappresentato dalla «capacità di aspirare» (Appadurai, 2011), intesa come la capacità, primariamente culturale – distribuita in modo diseguale –, di nutrire orientamenti attivi verso il futuro, traducibili cioè in pratiche quotidiane, in una combinazione di immaginazione e volontà. È un concetto che la Sezione ha avuto il merito di porre all’attenzione del dibattito sociologico, sottolineandone le implicazioni per la rivitalizzazione della democrazia e il contrasto a povertà ed emarginazione (De Leonardis e Deriu, 2012; Pellegrino e Deriu, 2016)[41].

La capacità di aspirare chiama in causa la cultura come terreno di (ri)elaborazione collettiva e si colloca all’intersezione tra una pluralità di dimensioni. In prospettiva intersezionale, la riflessione ha messo a tema l’insieme di persistenze, rimodulazioni, rotture del «senso comune», in relazione ai cambiamenti strutturali della società negli ultimi decenni. Nel triennio 2019-2021, questa riflessione si è soffermata sulla partecipazione politica giovanile, le narrazioni familiari, la costruzione dell’alterità, il rapporto con l’expertise e la scienza, alla luce del rilievo crescente assunto dalle comunicazioni digitali e dai nuovi media[42]. L’attenzione a queste forme di comunicazione è stata rafforzata dal ruolo che esse hanno avuto nel corso della pandemia[43]: un evento inatteso e dirompente che ha rotto gli equilibri precedenti, mettendo in discussione il rapporto consolidato tra ambiente umano e non umano, le relazioni fra generi e generazioni, la gestione del lavoro, della vita familiare e del loisir, a partire dalla ridefinizione di tempi, spazi, ruolo della corporeità nella vita quotidiana[44]. Le connessioni fra la dimensione fisica del quotidiano e gli aspetti strutturali, relazionali, culturali dell’esperienza sociale – già al centro delle ricerche sui processi dell’«abitare» (Leccardi, Rampazi e Gambardella, 2011; Bianchi e Roberto, 2016; Bianchi, 2022) – sono state valorizzate dall’evoluzione del dibattito sul futuro. Un’evoluzione che ha attualizzato il concetto di utopia, declinandolo in termini di «utopie quotidiane»[45]: strategie di riappropriazione del futuro, tramite pratiche quotidiane alternative, basate sulla ri-significazione dei luoghi e della relazionalità che vi prende forma (Cooper, 2016).

Più in generale, la focalizzazione sugli intrecci fra le molteplici dimensioni del quotidiano è il filo rosso in base al quale il documento programmatico del Consiglio scientifico in carica (www.aisvitaquotidiana.it) stabilisce una continuità con la riflessione del triennio precedente, sviluppandola in tre direzioni. La prima è la «predisposizione di strumenti di metodo nuovi per descrivere il mutamento sociale»[46]. La seconda riguarda gli effetti sul tessuto sociale delle politiche di contrasto al virus, prima, e di ricostruzione, poi[47]. La terza è l’approfondimento del rapporto micro e macro, per far emergere il ruolo degli attori, collettivi e individuali, «le loro relazioni e le loro interdipendenza con specifica attenzione anche alla dimensione emozionale del vissuto quotidiano» (ivi). È un ruolo legato alla dimensione etica dell’agire, che chiama in causa le pratiche di cura del quotidiano, intese come forma di vita[48]: una declinazione con implicazioni civili e politiche, legate alla rielaborazione dei concetti di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza (Pratesi, 2018). Tali implicazioni sono tanto più rilevanti quanto più cresce la consapevolezza del rischio globale legato alla crisi dell’ecosistema, che comporta una riconfigurazione di valori e rappresentazioni sociali implicati nelle scelte quotidiane. Sono temi al centro dell’azione dei nuovi movimenti, su cui è proseguita la linea di ricerca (Lo Schiavo, 2023; Rebughini e Lo Schiavo, 2023) e di dibattito[49] aperta da Alberto Melucci, attenta ai soggetti che abitano il quotidiano e «del quotidiano fanno materia d’azione, di incorporamento e di riproduzione/trasformazione delle identità e delle relazioni di potere» (ivi).

Il presente lavoro è stato scritto prima della conclusione del triennio 2022-2024. Molte iniziative previste dal documento programmatico sono attualmente in preparazione. Non si può fare un bilancio, ma si può senz’altro notare la continuità di questo triennio con i precedenti e, in genere, con lo stile di lavoro che ha caratterizzato la Sezione sin dall’inizio: aperto, inclusivo, intersezionale. Soprattutto, è una continuità sostenuta dalla stessa passione civile e politica che ha orientato il progetto dei fondatori verso uno sguardo critico e, insieme, attento alla natura ambivalente della realtà sociale. Uno sguardo che, in virtù di tale ambivalenza, induce all’esplicito rifiuto di quel «pessimismo sociale» che, ora come allora, sostiene la tentazione di facili interpretazioni distopiche. 

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Zanatta, A.L. (1997). Le nuove famiglie. Bologna: Il Mulino.

Appendice A

Manifesto per la costituzione della Sezione Ais «Riproduzione sociale, vita quotidiana e soggetti collettivi»

I filoni di interesse presenti in questa sezione si sono consolidati nel corso di diversi anni ormai, in attività di ricerca, pubblicazioni e incontri tra studiosi interessati. Intorno alle riviste Inchiesta e Rassegna Italiana di Sociologia, in particolare, si sono organizzate attività di studio sui temi della vita quotidiana, della famiglia, dei processi formativi, della condizione giovanile e delle donne, dei movimenti collettivi. In diverse occasioni, inoltre (per esempio alcuni convegni sui giovani, nell’arco degli ultimi anni; i seminari sui temi della condizione femminile tenuti regolarmente a partire dal 1973 presso il Griff di Milano; e l’incontro su «stato, famiglia, servizi» tenuto nell’ambito del Convegno di Sociologia di Roma nell’ottobre 1981), ci sono stati momenti di coordinamento.

Partendo da queste premesse, per valorizzare una continuità di interessi e di esperienze e promuovere occasioni di confronto e di elaborazione comune, si ritiene opportuno proporre una sezione su questi temi. Una riunione tenuta a Viareggio durante il recente Convegno di aprile ha consentito di verificare che un considerevole numero di sociologi di diverse sedi e specializzazioni disciplinari aderiscono alla proposta.

Numerosi filoni di ricerca empirica e di diverse prospettive teoriche, come si è detto, confluiscono nella tematica che si individua come rilevante per la Sezione.

Un elenco delle principali aree comprende: gli studi sulla famiglia; la scuola e i processi formativi, con particolare attenzione alla formazione permanente; i meccanismi e le istituzioni della riproduzione sociale, in riferimento particolarmente alle società di capitalismo avanzato e ai sistemi di welfare state; le professioni di servizio e i servizi sociali; le subculture giovanili; le condizioni e i comportamenti della vita quotidiana; il rapporto tra «pubblico» e «privato».

Quanto all’impostazione, ai riferimenti concettuali e teorici, alle metodologie, è appunto obiettivo del lavoro della Sezione avviare una riflessione che sia consapevole del dibattito in corso, a livello internazionale e nella sociologia italiana, e che promuova approfondimenti e chiarificazioni. Due livelli appaiono fin d’ora rilevanti e, nel lavoro di molti promotori della Sezione, interconnessi. Il primo può essere individuato come quello delle istituzioni in cui la vita quotidiana si organizza (e, quindi, per esempio, la famiglia, i servizi, le istituzioni del welfare, la scuola), il secondo è quello dei processi di formazione delle identità, dei rapporti interpersonali, delle forme di organizzazione collettiva e di mobilitazione, che a tali istituzioni e contesti si possono riferire.

Un ulteriore aspetto che si vuole sottolineare è l’attenzione agli «attori», individuali e collettivi, «nuovi» o meno nuovi, nella loro interazione con i dati strutturali e di contesto in cui si collocano. Mentre si riafferma che l’analisi va collocata entro gli elementi socio-politici e storici che caratterizzano la società che studiamo, e in particolare la fase attuale e le sue direttrici di sviluppo, ci interroghiamo con particolare attenzione sul mutamento e sui potenziali soggetti di mutamento.

È senza dubbio vero che proprio nelle aree e negli approcci in cui ci riconosciamo ha avuto rilevanza la ricerca sui «nuovi paradigmi» e più in generale una critica ai modelli teorici fin qui prevalenti. Proprio a motivo della relativa novità della riflessione teorica su questi temi, così come delle problematiche stesse che si vogliono affrontare, è peraltro necessario sviluppare una più approfondita e controllata riflessione teorica e metodologica.

Sulla base di queste considerazioni generali, la Sezione individua alcuni compiti di immediata rilevanza, tra i quali vengono fin d’ora indicati:

  1. L’approfondimento teorico con riferimento al dibattito italiano e internazionale.
  2. Il confronto tra ricerche e progetti di ricerca, con particolare attenzione agli aspetti di concettualizzazione e metodologici.
  3. L’aggiornamento rispetto alla ricerca e al dibattito, a livello internazionale, promuovendo scambi, traduzioni, progetti comuni di ricerca, convegni, sia per arricchire il bagaglio di riferimento dei sociologi italiani facenti parte della Sezione, sia per far conoscere nei contesti culturali di altri paesi alcuni contributi significativi della riflessione in atto in Italia.
  4. Un confronto sulle impostazioni didattiche, in sede universitaria ed extrauniversitaria (corsi di formazione e di aggiornamento ecc.).
  5. Il potenziamento della «visibilità» e «legittimazione» accademica di queste aree di studi rispetto alle sociologie più tradizionalmente consolidate.
  6. Il coordinamento e lo sviluppo di rapporti con istituzioni e operatori del sistema politico, delle professioni, del mondo della cultura.

La Sezione si darà una struttura organizzativa e scadenze di lavoro appropriate rispetto a questi diversi compiti, favorendo lo scambio con studiosi attivi in altre sezioni, con sociologi esterni all’Associazione, e con studiosi di altre discipline. Per addivenire a un più preciso progetto di lavoro comune, una giornata di studio è stata fissata per l’11 giugno prossimo a Bologna, presso la Facoltà di Magistero.

La proposta presentata è stata sottoscritta dalle seguenti persone:

L. Balbo, Facoltà di Magistero, Università di Ferrara; M. Barbagli, Facoltà di Magistero, Università di Bologna; V. Capecchi, Facoltà di Magistero, Università di Bologna; A. Carbonaro, Facoltà di Magistero, Università di Firenze; A. Cavalli, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Pavia (soci di categoria A)

U. Ascoli, Facoltà di Economia, Università di Ancona; T. Aymone, Facoltà di Economia, Università di Modena; B. Beccalli, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano; P. Bellasi, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bologna; L. Bianchi, Facoltà di Magistero, Università di Bologna; F. Bimbi, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Padova; A. Cammarota, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Messina; M. Ciacci, Facoltà di Economia, Università di Firenze; G. Chiaretti, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Sassari; M. Dalla Costa, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Padova; O. De Leonardis, Facoltà di Lettere, Università di Salerno; I. De Sandre, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Padova; N. Ginatempo, Facoltà di Architettura, Università di Reggio Calabria; P. Giglioli, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano; A. L’Abate, Facoltà di Magistero, Università di Ferrara; R. Moscati, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Catania; E. Pace, Facoltà di Magistero, Università di Padova; S. Piccone-Stella, Facoltà di Lettere, Università di Salerno; F. Pristinger, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Padova; M. Ruini, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Roma; C. Saraceno, Facoltà di Sociologia, Università di Trento; F. Sartori, Facoltà di Sociologia, Università di Trento; S. Scanagatta, Facoltà di Magistero, Università di Padova; L. Sciolla, Facoltà di Magistero, Università di Torino; R. Scortegagna, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Padova (soci di categoria B)

C. Belloni, Facoltà di Magistero, Università di Torino; M. Cortese, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Catania; G.F. Dalla Costa, Facoltà di Magistero, Università di Padova; P. David, Facoltà di Economia, Università di Ancona; C. Facchini, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano; M. Ingrosso, Facoltà di Magistero, Università di Parma; G. Micheli, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano; R. Palidda, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Catania; E. Pattarin, Facoltà di Economia, Università di Ancona; F. Pizzini, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano; A. Signorelli, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Firenze; D. Timpanaro, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Catania; R. Trifiletti, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Firenze; F. Zajczyk, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano (soci di categoria C)

Appendice B

Cronologia degli organi direttivi della sezione Vita Quotidiana dell’Ais (1984-2024)

1984-1986 (Riproduzione sociale, vita quotidiana, soggetti collettivi)

Coordinatore: Vittorio Capecchi

Segretaria: Franca Bimbi

Consiglio scientifico: Antonio Carbonaro, Ota De Leonardis, Italo De Sandre, Marco Ingrosso, Chiara Saraceno

Convegno finale: Messina, 30-31 maggio 1986, «Strategie familiari, stili di vita e attività informali»

1986-1988

Coordinatrice: Chiara Saraceno

Segretario: Marco Ingrosso

Consiglio scientifico: Vittorio Capecchi, Antonella Cammarota, Antonio Carbonaro, Carla Facchini, Alberto Melucci

Convegno finale: Trento, 2-3 dicembre 1988, «Corsi di vita e traiettorie sociali»

1989-1991

Coordinatore: Antonio Carbonaro

Segretaria: Carla Facchini

Consiglio Scientifico: Chiara Saraceno, Giuliana Chiaretti, Alberto Melucci, Anna Laura Fadiga Zanatta, Nicola Negri

Convegno finale: Firenze, 15-17 aprile 1991, «Tradizione e innovazione nella riproduzione sociale»

1991-1993 (inizia il dibattito sul cambiamento di denominazione)

Coordinatore: Alberto Melucci

Segretaria: Carla Facchini

Consiglio scientifico: Italo De Sandre, Enzo Mingione, Paolo Jedlowski, Anna Oppo, Simonetta Piccone Stella

Convegno finale: Milano, 1-2 ottobre 1993, «I soggetti della memoria e della solidarietà»

1994-1996 (1994: la denominazione diventa «Vita Quotidiana»)

Coordinatore: Enzo Mingione (sostituito da Laura Balbo dal dicembre 1995 a giugno 1996)

Segretaria: Maria Carmen Belloni

Consiglio scientifico: Paolo Calza Bini, Ota De Leonardis, Marco Ingrosso, Carmen Leccardi, Paolo Jedlowski

Convegno finale: Padova, 3-5 ottobre 1996, convegno internazionale «Riflessività e Responsabilità. La società italiana in epoca di globalizzazione»

1997-1999

Coordinatrice: Renate Siebert

Segretaria: Enrica Morlicchio

Consiglio scientifico: Laura Balbo, Donatella Barazzetti, Rita Caccamo, Rita Palidda, Walter Privitera

Convegno finale: Catania, 8-9 ottobre 1999, «Sociologia: perché, per chi? L’auto-riflessività situata»

2000-2002

Coordinatrice: Carmen Leccardi

Segretario: Salvatore La Mendola

Consiglio scientifico: Giuliana Mandich, Nicola Negri, Rita Palidda, Simonetta Piccone Stella, Marita Rampazi

Convegno finale: Milano, 21-22 novembre 2002, «Giorno per giorno. Ripensare il concetto di vita quotidiana»

2003-2005

Coordinatore: Paolo Jedlowski

Segretaria: Nicoletta Bosco

Consiglio scientifico: Vittorio Capecchi, Federico Neresini, Gabriella Paolucci, Marita Rampazi, Anna Laura Zanatta.

Convegno finale: Napoli, 10-11 novembre 2005, «Incerto quotidiano»

2006-2008

Coordinatrice: Giuliana Chiaretti

Segretaria: Teresa Grande

Consiglio scientifico: Nicoletta Bosco, Aide Esu, Italo De Sandre, Maurizio Ghisleni, Marina Piazza.

Convegno finale: Roma 5-6-7 marzo 2009, «Domesticità e cittadinanza nelle esperienze del vivere quotidiano»

2009-2011

Coordinatrice: Ota De Leonardis

Segretario: Marco Deriu

Consiglio scientifico: Chiara Bertone, Rita Caccamo, Enzo Colombo, Enrica Morlicchio, Marita Rampazi

Convegno finale: Parma 31 maggio-1° giugno 2012, «Saper vedere le intersezioni. La vita quotidiana del cambiamento sociale»

2012-2015

Coordinatrice: Marita Rampazi

Segretaria: Sonia Floriani

Consiglio scientifico (innovazione anticipando il nuovo Statuto AIS: aggiunta di due giovani non strutturati): Sonia Bertolini, Vando Borghi, Carmen Leccardi, Paola Rebughini, Luca Salmieri, Massimo Cerulo (non strutturato), Vincenza Pellegrino (non strutturata)

Convegno finale: Pavia, 25-26 settembre 2015, «La vita quotidiana in tempi di transizione. Nuove sfide per nuovi soggetti a trent’anni dalla fondazione della Sezione»

2016-2018

Coordinatrice: Giuliana Mandich

Segretaria: Ilenya Camozzi

Consiglio scientifico: Sebastiano Benasso, Emiliano Bevilacqua, Massimo Cerulo, Sonia Floriani, Sveva Magaraggia, Paola Rebughini, Caterina Satta

Convegno finale: Cagliari 21-22 settembre 2018, «Quotidiano in movimento. Transizioni, corso di vita, pratiche e soggettività»

2019-2021

Coordinatrice: Ilenya Camozzi

Segretaria: Caterina Satta

Consiglio scientifico: Olimpia Affuso, Sebastiano Benasso, Flavio Ceravolo, Lidia Lo Schiavo, Monica Massari, Angela Perulli, Barbara Poggio

Convegno finale: 1-2 ottobre 2021, Milano-Bicocca «Utopie quotidiane e senso comune. Visioni, pratiche, trasformazioni»

2022-2024

Coordinatrice: Angela Perulli

Segretario: Flavio Ceravolo

Consiglio scientifico: Olimpia Affuso, Francesca Bianchi, Davide Donatiello, Lidia Lo Schiavo, Monica Massari, Ilaria Pitti, Alessandro Pratesi


1

Lo spazio di un articolo non consente di dare atto di tutto il materiale raccolto sinora, in particolare dei molteplici contributi offerti da colleghe e colleghi allo sviluppo del dibattito. Qui si richiamano alcuni momenti cruciali, rinviando a un lavoro successivo la valorizzazione degli aspetti che ora restano in ombra. Quanto alle pubblicazioni dei membri della Sezione, si rinvia all’ampia bibliografia curata da Gabriella Paolucci per Antonio Carbonaro (1992), per il periodo 1984-1989 e a tre articoli di sintesi per le pubblicazioni uscite successivamente (Bosco, Jedlowski e Neresini, 2004; Leccardi, 2014; Pellegrino e Deriu, 2016).

2

Un ringraziamento particolare a Teresa Grande, Ilenya Camozzi e Carla Facchini, che hanno fornito importanti integrazioni alla documentazione disponibile nell’archivio di chi scrive. Su specifiche questioni, inoltre, è stato importante l’aiuto di Donatella Barazzetti, Enrica Morlicchio e Rita Palidda.

3

Oltre ad atti dei convegni, raccolte di saggi, parti o numeri monografici di riviste, articoli originati da seminari o da presentazioni di specifiche aree tematiche della Sezione per collettanee sullo stato dell’arte, i volumi della collana «Sociologia della vita quotidiana» promossa dalla Sezione presso l’editore Guerini, diretta da Carmen Leccardi, con il coordinamento editoriale di Maurizio Ghisleni.

4

Per un’analisi più articolata, mi permetto di rinviare a Bertone e Rampazi (2021).

5

Significativa era la presenza di diverse esponenti del Griff (Gruppo di Ricerca sulla Famiglia e la Condizione Femminile): il collettivo che ha avuto un ruolo sostanziale nello sviluppo dei gender studies in Italia, costituito a Milano nel 1973 per iniziativa di giovani sociologhe, quali Laura Balbo, Chiara Saraceno, Giuliana Chiaretti, Renate Siebert.

6

Nota di sintesi preparata da Marco Ingrosso per la presente ricostruzione.

7

Per informazioni sul contesto in cui è maturato il Convegno e sui temi in discussione, cfr. Scaglia (2007).

8

«[…] una rivista di economia, sociologia e psichiatria aperta anche ad altre discipline come la psicologia, la pedagogia e la storia» (Capecchi, 2008, https://www.inchiestaonline.it/chi-siamo/la-nascita-della-rivista-inchiesta/).

9

Nell’ordine in cui compaiono negli Atti (Bimbi e Capecchi, 1986), sono intervenuti: Capecchi, Sachs, Rosanvallon, Balbo («Una rilettura dei termini classi sociali, sviluppo e stato assistenziale»); Lalive d’Épinay, Maffesoli, Bellasi, Saraceno («Come analizzare la vita quotidiana»); De Sandre, Negri, Belloni, Ingrosso, Sgritta, Giori, Trifiletti, Jedlowski («Strategie familiari nella struttura delle risorse»); Bagnasco, Mingione, Salamone, Gaudio, Signorelli («Economia informale e strategie di sopravvivenza»); Piccone Stella, Carbonaro, Bimbi, Rampazi, Tarozzi, Chiaretti, Pesce, Paolucci, Pizzini, Lucà Trombetta («Identità, differenze, generazioni»); Melucci, Pace, Scanagatta, Leccardi, Calabrò («Soggetti e nuovi movimenti»); Leonini, Cobalti, Catarsi, Nesti («Altre voci nel dibattito in corso»).

10

Per la ricostruzione delle iniziative promosse, si rimanda alla cronologia pubblicata sul sito della Sezione.

11

Ricordiamo, fra le altre, Adele Pesce, già dirigente Fiom-Cgil, giornalista, ricercatrice sui temi del lavoro e della condizione femminile; Marina Piazza, fra le massime esperte di pari opportunità, Presidente della Commissione Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio nel 2000-2003; Maria Merelli, fondatrice della cooperativa «Le Nove», studiosa dei cambiamenti delle identità femminili, esperta di strategie di genere.

12

Intervento di Franca Bimbi in ricordo di Vittorio Capecchi, in apertura del Convegno di metà mandato di Messina (8-9 settembre 2023), dedicato alla sua figura di co-fondatore della Sezione.

13

La sovrapposizione di anni tra questo mandato e il precedente è dovuta al fatto che l’avvicendamento è avvenuto all’inizio del terzo anno, per cui la durata complessiva dei due mandati è di 5 anni, anziché 6. Analogo problema si riscontra con il passaggio 1989-1991/1991-1993.

14

Per esempio, le ricerche sulle donne del Sud di Nella Ginatempo e Antonella Cammarota, organizzatrici del convegno di Messina «Donne del Sud: il prisma di genere sulla questione meridionale» – maggio 1992 –, oggetto di un numero monografico di Inchiesta (Ais Vita Quotidiana, 1992) e di un volume (Ginatempo, 1993).

15

Fra cui, gli studi su differenze di genere e cultura dei servizi (Leonardi 1988) e sulla costruzione sociale della salute (Ingrosso, 1988, 1994) oggetto di diversi incontri, quali il convegno internazionale di Salsomaggiore «Oltre il dualismo. La salute come costruzione sociale. Teorie, Pratiche, Politiche» del 1992, a cura di Marco Ingrosso.

16

Cfr. per esempio il convegno di Bologna, nel novembre 1987, «Nuove tecnologie e vita quotidiana» (Capecchi, Pesce e Schiray, 1990).

17

Molto innovativi, in particolare, gli studi sul rapporto fra strategie familiari, capitale culturale ed economia informale, oggetto, fra l’altro, del Convegno di Messina – maggio 1986 – su «Strategie familiari, stili di vita e attività informali» (Mingione, 1986); gli studi su famiglia e stato (Balbo, 1984), quelli su famiglia e doppia presenza delle donne in un’area a economia diffusa (Bimbi e Pristinger, 1985).

18

Fra gli altri, nel 1986, convegno a Torino su «Il tempo, lo spazio, l’attore sociale» (Belloni e Rampazi, 1989).

19

Da segnalare, l’innovativa ricerca di Renate Siebert (1991) su tre generazioni di donne del Sud, dove le trasformazioni delle soggettività femminili – basate sulla ricostruzione delle storie di vita – sono messe in relazione con i processi storici di modernizzazione nel Mezzogiorno.

20

Collaborazione iniziata con il seminario di Pavia del marzo 1989 su «Memoria e società».

21

Convegno «Corsi di vita e traiettorie sociali», Trento, dicembre 1988.

22

Da una nota di Marco Ingrosso del gennaio 1994.

23

A latere del Convegno internazionale di Padova – 3-5 ottobre 1996 – su «Riflessività e responsabilità. La società italiana in epoca di globalizzazione».

24

Convegno su «Essere e diventare sociologi. Trent’anni dopo il ’68» all’Università della Calabria, 5-6 febbraio 1998, con i relativi Atti (Siebert, 1999) e convegno su «Sociologia: perché, per chi? L’autoriflessività situata», a Catania, 8-9 ottobre 1999, con relativa pubblicazione (Palidda 2002).

25

Convegno di Roma – 24-25 febbraio 1995 – «Tempo vincolato e tempo liberato: la riduzione del tempo di lavoro e le ambiguità del tempo libero» e i relativi Atti (Ais Economia, Lavoro e Organizzazione e Vita Quotidiana, 1995).

26

Fra gli altri, nel 1995, due seminari congiunti, a Pavia e a Torino, su «Tempo e spazio nella società dell’informazione» (Belloni e Rampazi, 1996).

27

Un tema oggetto di diverse iniziative, fra cui un convegno nel dicembre 1993 a Cosenza «Genere, lavoro, tecnologie» (Barazzetti e Leccardi, 1995).

28

Cfr. il già citato Convegno di Padova del 1996 e il seminario di Pavia, 26-27 ottobre 2000, «La vita quotidiana nella modernità contemporanea: fra incertezza e responsabilità».

29

Si ricordano: Genova, maggio 1995, convegno su povertà ed esclusione sociale a cura di Francesca Zajczyk ed Enzo Mingione; Padova, novembre 1999, convegno sulla povertà delle donne alla luce dei processi di defamilizzazione e delle trasformazioni dei processi di genere, curato da Franca Bimbi, Enzo Mingione ed Elisabetta Ruspini; Torino, maggio 2002, seminario sulla vulnerabilità sociale a cura di Nicola Negri. Cfr. anche Facchini e Ruspini (2001), Barazzetti (2007). Per ulteriori dettagli, cfr. la Cronologia sul sito della Sezione.

30

È un tema cui la Sezione ha dato sin dai primi anni (Balbo e Manconi, 1990, 1992) un forte contributo, anche grazie all’analisi dei modi in cui il razzismo si esprime e perpetua nei piccoli fatti di ogni giorno (Siebert, 2003). Cfr., fra gli altri, Ferrara, 31 marzo-1° aprile 1995, convegno «Memoria e responsabilità. La società italiana negli anni del razzismo», a cura di Laura Balbo (Barazzetti e Leccardi, 1997).

31

Un importante appuntamento su tale questione è stato il convegno internazionale «Family Forms and the Young Generation in Europe» (Milano-Bicocca, 21-22 settembre 2001) curato da Carmen Leccardi, Rudolf Richter e Sylvia Trnka. Cfr. anche Leccardi (2002) e Chiaretti (2002).

32

Firenze, 18-19 gennaio 2002, seminario sulla rapidità, a cura di Gabriella Paolucci (Id., 2003).

33

Cfr. per esempio, il convegno di fine mandato nel novembre 2002 (Leccardi, 2003) e un seminario a cura di Maurizio Ghisleni, a Milano-Bicocca, febbraio 2005. Cfr. anche Ghisleni (2004).

34

Cfr. testo citato a inizio paragrafo.

35

Nel 2015, sul tema, sono stati organizzati due convegni, rispettivamente, a Parma, curato da Vincenza Pellegrino e Massimo Cerulo, e a Roma La Sapienza, a cura di Francesca Colella, con relative pubblicazioni (Ais Vita Quotidiana, 2015; Pellegrino, 2016).

36

Transizioni tra fasi della vita, sfere multiple di attività, spazi fisici e virtuali, dimensione pubblica e privata, a cui è stato dedicato un ciclo di seminari nel 2018: a Milano-Bicocca, a Bologna e a Genova, curati rispettivamente da Sveva Magaraggia, Caterina Satta e Sebastiano Benasso (cfr. per dettagli la Cronologia sul sito). Ai seminari hanno fatto seguito una tavola rotonda a Milano-Bicocca, a cura di Ilenya Camozzi, e il convegno di fine mandato di Cagliari, settembre 2018, su transizioni, corso di vita, pratiche e soggettività.

37

Tra gli altri, all’Università di Verona: ottobre 2014 Convegno internazionale (insieme alla Sezione Teorie) su Maurice Halbwachs (Grande e Migliorati, 2016), a cura di Teresa Grande e Lorenzo Migliorati e settembre 2022, «Cantiere memoria», lancio della rete nazionale inter-ateneo di memory studies «Democrazia, Memoria, Trauma» (DeMeTra), cui hanno contribuito diversi membri della Sezione. All’Università di Milano Statale, due seminari, a maggio e a dicembre 2022 su ricostruzione della memoria e memoria pubblica, a cura di Monica Massari.

38

Padova, gennaio 2007, seminario «La costruzione quotidiana della domesticità. Trasformazioni e continuità»; Roma, marzo 2009, convegno «Domesticità e cittadinanza nelle esperienze del vivere quotidiano». Cfr. anche Mandich e Rampazi (2009).

39

Sulle rappresentazioni, convegno a Venezia, ottobre 2006, a cura di Giuliana Chiaretti e, di recente, uno a Milano Statale, febbraio 2020, a cura di Monica Massari e Ilenya Camozzi. Sui vissuti, un ciclo di tre seminari tra il 2014 e il 2015: uno intersezioni (con Sezione Studi di Genere), a Parma, sulle nuove soggettività femminili sulle sponde del Mediterraneo, a cura di Vincenza Pellegrino; uno interdisciplinare sui postcolonialismi, all’Università della Calabria, a cura di Sonia Floriani; uno, con la casa editrice Mesogea, su soggettività femminili e contesti postcoloniali, a Messina.

40

Roma La Sapienza, novembre 2012, seminario su giovani e trasformazioni dello spazio-tempo, a cura di Luca Salmieri; convegno intersezioni (con Economia, Lavoro e Organizzazione), Torino, aprile 2014, su disoccupazione giovanile e corsi di vita, a cura di Sonia Bertolini; Cagliari, due eventi internazionali a cura di Giuliana Mandich, (convegno «Young People and the Coming of the 3rd Industrial Revolution: New Work Ethics and the Self as Entreprise», giugno 2016 e seminario «Re-imagining new generations’ futures in a post-globalized world», giugno 2017); Milano Bicocca, giugno 2019, seminario su partecipazione giovanile e nuovo senso comune, a cura di Sebastiano Benasso, Ilenya Camozzi, Lidia Lo Schiavo. Cfr. inoltre nella collana di Sezione: Mandich (2003), Facchini (2005), Trappolin (2007).

41

Nel 2010, due seminari, a Milano e a Napoli, a cura di Enzo Colombo, Marita Rampazi, Enrica Morlicchio, e il workshop «Capacità di aspirare e pratiche di democrazia», a cura di Ota De Leonardis e Marco Deriu, al convegno Ais di Milano.

42

Nel 2019, due seminari su questi temi: a Milano Bicocca, a cura di Sebastiano Benasso, Ilenya Camozzi e Lidia Lo Schiavo, e a Trento, a cura di Barbara Poggio e Caterina Satta; un panel, a cura di Caterina Satta e Lidia Lo Schiavo, al convegno di Parma «Emancipatory Social Science Today». Nel 2020, un seminario e una tavola rotonda a Pavia, a cura di Flavio Ceravolo e Olimpia Affuso su sapere scientifico e senso comune.

43

Seminario a Pavia sulla comunicazione della scienza nell’era digitale, ottobre 2019, a cura di Flavio Ceravolo e Olimpia Affuso; temi ripresi dal citato seminario di Pavia del 2020 (Affuso, Agodi e Ceravolo, 2020).

44

Fra cui, nel 2021, tavola rotonda sulla costruzione sociale del corpo prima e dopo il lockdown, a cura di Sebastiano Benasso e Monica Massari; webinar su pandemia, partecipazione e cura, curato da Lidia Lo Schiavo e Olimpia Affuso; tavola rotonda sulla reinvenzione della vita quotidiana, curata da Angela Perulli.

45

Convegno di fine mandato, Milano Bicocca, ottobre 2021, «Utopie quotidiane e senso comune. Visioni, pratiche, trasformazioni» e pubblicazione (Camozzi, 2022).

46

Cfr. su questi temi, workshop intersezioni – con Metodologia –, curato da Flavio Ceravolo al Convegno Ais di Napoli, gennaio 2023.

47

Allo stesso Convegno di Napoli, workshop intersezioni – con Sociologia della Salute e della Medicina e Politiche Sociali.

48

Così intese da Elena Pulcini, alla cui memoria sono stati dedicati due seminari su pratiche di cura e cittadinanza: a Firenze, ottobre 2022, a cura di Alessandro Pratesi e Ilaria Pitti e ad Arezzo, aprile 2023, a cura di Francesca Bianchi e Lidia Lo Schiavo.

49

Convegno di metà mandato di Messina, 8-9 settembre 2023

50

Trascrizione di una copia del documento conservata da Marco Ingrosso nel proprio archivio personale.

51

.La discrasia nelle durate di alcuni mandati del primo decennio è dovuta al fatto che l’avvicendamento con il Consiglio scientifico entrante è avvenuto all’inizio del terzo anno, anziché alla fine, dando così luogo a una duplice competenza sulla stessa annualità.

  • Articolo
  • pp:276-306
  • DOI: 10.1485/2281-2652-202424-16
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