AIS

2022/19

The government of madness in our country, as in other parts of the world, has long envisaged the segregation of bodies inhabited by madness, more to protect society from this disturbing form of otherness than to offer a cure for mental illness. The 1978 reform, which the volume edited by Patrizia Guarnieri examines by analyzing the many streams destined to be secondary to the internationally known Basaglian «revolution», has radically changed the forms and places of treatment (and sometimes custody) of madness, formally ending the long madhouse era. The dialogue proposed below – an intersection of gazes between the historical, sociological and psychiatric perspectives – questions the cultural aspects that have survived the psychiatric reform, the plurality of trajectories along which the current post-deinstitutionalized era is articulated, and on the awareness of the risk that traces of that «unbearable» paradigm resurface in today’s psychiatric practice.

Sommario

Il governo della follia nel nostro paese, così come in altre parti del mondo, ha a lungo previsto la segregazione dei corpi abitati dalla follia, più per proteggere la società da questa forma perturbante di alterità, che per offrire una cura al male mentale. La riforma del 1978, che il volume a cura di Patrizia Guarnieri prende in esame analizzandone i molti rivoli destinati a risultare secondari rispetto alla «rivoluzione» basagliana internazionalmente nota, ha radicalmente mutato le forme e i luoghi di cura (e talvolta custodia) della follia, ponendo formalmente fine alla lunga era manicomiale. La cura del male mentale, che oggi si realizza all’interno di servizi territoriali, ospedalieri e residenziali, non è tuttavia priva di elementi di problematicità, quali ad esempio l’imposizione delle cure in regime di Trattamento Sanitario Obbligatorio, le diverse forme di contenzione e le istanze di controllo sociale cui la psichiatria è tuttora chiamata a fare fronte. Il dialogo di seguito proposto – un incrocio di sguardi tra la prospettiva storica, quella sociologica e quella psichiatrica – si interroga sugli aspetti culturali che sono sopravvissuti alla riforma psichiatrica, sulla pluralità delle traiettorie lungo le quali si articola l’attuale epoca post-deistituzionalizzata e sulla consapevolezza del rischio che tracce di quel paradigma «insopportabile» riaffiorino nella pratica psichiatrica odierna.