AIS

2022/19

Parole chiave:

In che modo si costruiscono le rappresentazioni di sé che contribuiscono alla formazione della soggettività ed alla capacità di agency? I contributi raccolti indagano da una prospettiva sociologica contesti e pratiche di produzione della soggettività, troppo spesso analizzati separatamente e attraverso quadri di riferimento teorici e basi di dati tra loro non dialoganti: le generazioni, le piattaforme online, le reti di relazioni sono in molti casi studiate non solo come contesti di produzione del sé analiticamente distinti, ma come oggetti d’indagine fenomenicamente non sovrapponibili.

L’operazione intellettuale che si propone con questo Focus è di accostare contributi centrati su categorie e framework teorici tra loro eterogenei suggerendo, tuttavia, una comune chiave di lettura che può essere sintetizzata in due interrogativi: quali sono le dimensioni simboliche e socio-materiali che strutturano i contesti di produzione della soggettività? Quali i nessi tra modi della individualizzazione, processi di soggettivazione e legami sociali?

Questi due interrogativi individuano una prospettiva attraverso la quale da questi saggi, considerati ciascuno autonomamente e poi in dialogo reciproco, può emergere una migliore conoscenza del carattere contestualizzato delle pratiche e dei processi di costruzione della soggettività individuale.

Utilizzato in una prospettiva propriamente sociologica, il concetto di «generazione» – al centro del saggio di Mario Tirino – introduce la storicità come dimensione ineludibile della soggettività, recuperando il legame tra biografia e storia che Wright Mills indicava come costitutivo della prospettiva sociologica. L’analisi delle pratiche di costruzione dell’autonomia soggettiva, rilevate come fanno Vitullo, Carradore e Gui, attraverso l’apprendimento riflessivo dell’uso dei dispositivi, ci rivela la loro immersione nelle reti familiari e amicali. Lo studio delle pratiche di rappresentazione del sé sulle piattaforme digitali, fulcro d’attenzione del saggio di Marino D’Amore, può restituire alla apparente immaterialità dell’agency in rete la sua concreta dimensione socio-materiale e socio-tecnica. Se quest’ultima dimensione si rivela costruita e co-istituita dalle forme di socialità che, per un verso, la orientano e, per un altro, ne risultano strutturate, d’altra parte, l’analisi delle reti sociali, intese in senso classico come nel contributo di Addeo, Delli Paoli, Masullo e Punziano, riporta all’attenzione i paradossi – che peraltro le piattaforme online possono amplificare attraverso i loro algoritmi – per cui i legami forti possono rivelarsi come enclave sociali che chiudono opportunità di scelta (Morlicchio 2001) e quelli deboli non sempre dispiegano la forza capacitante che ad essi fu originariamente attribuita (Granovetter 1973). I legami sociali generano esiti eterogenei quanto eterogenee sono le risorse che mobilitano e quanto diversa è la loro possibile valorizzazione (Lamont 2012) nei sistemi sociali in cui sono immerse le reti cui essi danno luogo.

Nata in un’epoca in cui all’individualismo, considerato un portato della modernità, si associavano i rischi di frammentazione e disgregazione sociale, la riflessione sociologica ha contribuito a valorizzare i legami sociali resi possibili dai c.d. corpi intermedi che, connettendo gli individui tra loro e alla società, contribuivano a conferirle prossimità e concretezza; negli ultimi decenni si è concentrata sulle condizioni che hanno reso sempre più fluidi i legami sociali; sulle manifestazioni e sulle conseguenze di quello che viene definito come un «nuovo individualismo» (Leccardi e Volontè 2017). A caratterizzarlo è l’auto-referenzialità degli individui, che l’espansione delle logiche del consumo e le «tirannie dell’intimità» rendono socialmente più fragili. In contesti modellati dalla accelerazione estrema del tempo sociale, questo nuovo individualismo è spesso descritto come uno degli elementi che mettono a rischio la tenuta di ogni legame sociale. L’indagine sociologica è tuttavia sfidata, nella contemporaneità, a indagare e comprendere le forme attraverso le quali questo «nuovo individualismo» attribuisce nuovi significati alla costruzione di sé come principio di senso (Pleyers, 2016), connettendo – attraverso il concetto di responsabilità – individualità e legame sociale in un continuum in grado di favorire una ridefinizione della politica (Leccardi 2017, 168).

Il venir meno di molte strutture simboliche cardine della modernità occidentale (di cui sono emblematiche le polarità natura/cultura, scienza/politica, razionalità/irrazionalità, espressività/strumentalità, ma anche la divisione di genere binaria come elemento strutturante l’ordine sociale), così come delle forme di organizzazione della politica, della sfera pubblica e di quella privata, che ne hanno accompagnato gli sviluppi sino alla tarda modernità, mostrano ormai le loro conseguenze estreme (Giddens 1990) nelle difficoltà di organizzazione dei significati dell’esperienza soggettiva. Purtuttavia, nei diversi contesti di formazione della soggettività, la ricerca di spazi entro i quali attingere a significati, che tali sono solo in quanto condivisi entro una dimensione collettiva, non viene meno. L’approfondimento analitico di tali processi, che questo Focus vuole stimolare, può contribuire a gettare luce sulla relazione tra individualismo, forme del legame sociale e dinamiche di partecipazione e inclusione.

Riferimenti bibliografici

Giddens, A. (1990), The Consequences of Modernity, Stanford, Stanford University Press; trad. it. Bologna, il Mulino, 1994.

Granovetter, M. (1973), «The strenght of weak ties», American Journal of Sociology, 78, 6, pp. 1360-1380.

Lamont, M. (2012), «Toward a Comparative Sociology of Valuation and Evaluation», Annual Review of Sociology, 38, 1, pp. 201-221.

Leccardi, C. (2017), «Le ambivalenze del nuovo individualismo. Ripensare il legame sociale nell’epoca dell’accelerazione», in Leccardi, C. e Volonte, P. (a cura di) (2017), pp. 149-172.

Leccardi, C. e Volontè, P. (a cura di) (2017), Un nuovo individualismo? Individualizzazione, soggettività e legame sociale, Milano, Egea.

Morlicchio, E. (2001), «L’irrilevanza dei legami deboli e l’impotenza dei legami forti», in D. Cersosimo (a cura di), Istituzioni, capitale sociale e sviluppo locale, Soveria Mannelli, Rubbettino.

Pleyers, G. (2016), «De la subjectivation à l’action. Les cas des jeunes alter-activiste», in Pleyers, G. e Capitaine, B. (a cura di), Quand le sejet devien acteur. Mouvements sociaux d’aujourd’hui, Paris, Maison des Sciences de l’Homme.