Vai al contenuto principale Vai in fondo alla pagina

AIS

2025/29

Editoriale n. 29

Scarica articolo in PDF

Con questo numero di Sociologia Italiana si conclude il mio mandato come Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia. Desidero che questo editoriale non rappresenti soltanto un momento di congedo istituzionale, ma anche un’occasione di riflessione condivisa sul significato collettivo del percorso che, insieme, abbiamo costruito negli ultimi anni all’interno della nostra comunità scientifica.

Viviamo in un’epoca attraversata da tensioni sociali e politiche che mettono alla prova la tenuta delle istituzioni, dei legami comunitari e delle categorie interpretative con cui abbiamo finora compreso la società. In questo scenario, la sociologia si conferma più che mai necessaria come strumento critico e riflessivo per leggere la complessità del presente e per ricomporre le fratture tra esperienza vissuta e trasformazioni storiche.

In tale prospettiva, una rivista scientifica come Sociologia Italiana assume un ruolo cruciale: essa non è soltanto un veicolo di diffusione della ricerca, ma uno spazio di confronto intellettuale, un laboratorio di idee e un luogo di costruzione di linguaggi condivisi. La rivista dà forma alla pluralità delle prospettive che animano la disciplina e garantisce, attraverso il rigore del dibattito e la trasparenza del metodo, la vitalità del pensiero sociologico come pratica collettiva.

Oggi, la fiducia nella scienza – e nelle scienze sociali in particolare – è minacciata da una crescente cultura del sospetto, alimentata da narrazioni semplificate e da un uso politico della paura. In una società neoliberista che premia la rapidità e la visibilità a scapito della profondità, le fake news si diffondono con un’efficacia che supera i tempi della ricerca, mentre i discorsi d’odio e le pratiche di esclusione erodono il principio di cittadinanza e la coesione sociale.

La disumanizzazione, che pensavamo consegnata al passato, come ha ricordato Joffrey Players, Presidente dell’International Sociological Association, riemerge oggi come strumento di potere e come effetto di un impoverimento del linguaggio pubblico e del dialogo democratico. Al tempo stesso, l’evidenza scientifica viene talvolta negata o distorta per eludere le responsabilità collettive di fronte alle crisi ambientali, umanitarie e migratorie che segnano il nostro tempo.

In questo quadro, la sociologia non può limitarsi alla diagnosi del presente: deve farsi pratica di riflessività e di responsabilità pubblica, capace di intrecciare analisi e partecipazione, comprensione e coinvolgimento. Una rivista scientifica, in tal senso, rappresenta una delle sedi privilegiate in cui questa vocazione può prendere forma: un luogo in cui la comunità sociologica rinnova la propria capacità di pensare criticamente la società, di renderne visibili le contraddizioni e di aprire spazi di dialogo orientati al bene comune.

In questo numero di Sociologia Italiana ospitiamo una serie di articoli che mettono al centro una delle questioni cruciali dell’attuale scenario sociale: il nesso tra emozioni e ragione. Nella società neoliberista, le emozioni e le ragioni non si presentano più come dimensioni separate dell’esperienza sociale, ma come componenti intrecciate che ridefiniscono continuamente le forme di soggettività, relazione e azione collettiva.

Il focus della rivista, a cura di Gea Ducci, Geraldina Roberti, Francesca Setiffi, che raccoglie una selezione di contributi presentati al Convegno di metà mandato dell’Associazione Italiana di Sociologia «Emozioni e Ragioni nella Società Neoliberista» (Lecce, 2024), esplora proprio questa interdipendenza, interrogando le categorie interpretative tradizionali della sociologia alla luce del superamento della dicotomia tra razionalità strumentale e dimensione emotiva. Nel loro insieme, i contributi evidenziano che le emozioni non sono più un residuo dell’irrazionale, ma un dispositivo conoscitivo e politico attraverso cui si ridefiniscono i confini della razionalità stessa. Le analisi di Manolo Farci, Elena Ceccarelli, Patrizia Calefato, Gabriele Forte, Giulia Allegrini, Ilaria Riccioni, Alberta Giorgi, Marica Spalletta e Paola De Rosa convergono nel mostrare come la sfida sociologica attuale consista nel ripensare il repertorio concettuale con cui si interpretano le trasformazioni della soggettività, del lavoro e delle relazioni sociali.

La sezione Teoria e ricerca si apre con un saggio di Edmondo Grassi, che rivolge l’attenzione all’impatto delle tecnologie linguistiche generative (LLM) sulle dinamiche emotive umane. L’autore riflette su come l’interazione con gli algoritmi possa modificare la capacità delle persone di vivere e interpretare le emozioni nei contesti digitali, evidenziando i limiti e le potenzialità delle intelligenze artificiali nel simulare connessioni empatiche. In questo quadro, la relazione tra umano e non-umano diventa luogo di nuove forme di soggettività, dove la distinzione tra autenticità emotiva e rappresentazione tecnologica si fa sempre più labile.

Ignazia Bartholini, invece, indaga la dimensione affettiva del caregiving familiare, mostrando come l’atto di cura, pur fondato su una razionalità affettiva e relazionale, possa condurre a una progressiva estraniazione del Sé. Nella dedizione totale al benessere dell’altro, il caregiver finisce per rinunciare ai propri desideri, emozioni e capacità personali, sacrificando la propria individualità per rispondere ai bisogni del care receiver. La riflessione mette in luce l’ambivalenza della razionalità affettiva: risorsa di coesione e solidarietà, ma anche meccanismo di annullamento personale in un contesto che continua a valorizzare l’efficienza e la produttività.

Nel contributo di Luisa Tamiro, la prospettiva si sposta sul piano collettivo. Attraverso una ricerca qualitativa su giovani attivisti in tre contesti italiani, l’autrice mostra come le mobilitazioni contro le politiche neoliberiste siano profondamente radicate in emozioni politiche quali paura, rabbia e indignazione. Queste emozioni, lungi dall’essere meri impulsi irrazionali, diventano motori di azione politica e di costruzione di nuovi spazi condivisi, dove ragione ed emozione si intrecciano nella ridefinizione delle forme di partecipazione democratica e di resistenza.

Emozioni e ragioni, lungi dal contrapporsi, diventano così categorie inscindibili per comprendere la complessità del presente: la prima come forza generatrice di senso e appartenenza, la seconda come strumento di orientamento e riflessività. Insieme, esse delineano le nuove grammatiche del vivere sociale nell’era del neoliberismo e della digitalizzazione. Rimettere al centro il legame sociale significa dunque riconoscere che la conoscenza non è un esercizio neutrale, ma un atto di cura verso la collettività e verso le possibilità di futuro che ancora ci appartengono.

Infine, chiude questo numero l’intervista a Daniel Mercure – condotta da Lorenzo Migliorati –, sociologo canadese di grande influenza. Il prof. Mercure, membro dell’Accademia delle Scienze Sociali della Royal Society of Canada e professore ordinario presso l’Université Laval, che ha dedicato la sua carriera a studiare le dinamiche lavorative, ci offre una panoramica affascinante sull’evoluzione del significato del lavoro nelle società occidentali avanzate.

Concludo questo editoriale con un sentimento di gratitudine e un auspicio. Desidero esprimere un ringraziamento particolare al prof. Biagio Aragona, Co-Editor-in-Chief, per il tempo, la competenza e la passione con cui, nel corso di questi tre anni, ha contribuito con cura e attenzione a ogni numero della rivista. Un sentito grazie va anche all’intero team della redazione, il cui impegno costante e la dedizione hanno reso possibile questo lavoro collettivo.

L’auspicio è quello di continuare a coltivare un pensiero aperto alla complessità e al pluralismo – nei temi, nei metodi e nelle prospettive. È proprio nella tensione feconda tra il rigore scientifico e l’apertura al mondo sociale, come ho già avuto modo di scrivere in un precedente editoriale, che la sociologia ritrova la sua vocazione più autentica e il suo compito più ambizioso.