Editoriali

04/05/2018

Enrica Amaturo, Marita Rampazi

Editoriale (n.11 2018)


Con questo numero di Sociologia Italiana-Ais Journal of Sociology, si concretizza l’impegno dell’attuale Direttivo dell’AIS a potenziare la Rivista, per offrire un luogo di pubblicazione di alto profilo alle molteplici sensibilità della sociologia italiana, prestando particolare attenzione ai giovani ricercatori e alle iniziative dei propri associati. Lo testimoniano, da un lato, lo spazio offerto ai paper selezionati in occasione della X edizione del Forum giovani AIS ­– svoltasi presso l’Università di Napoli Federico II il 26 e 27 ottobre 2017 – e, dall’altro, la scelta di dedicare la rubrica focus a una riflessione su «Big Data, Big Challenges», che è stata oggetto di un convegno promosso dalla sezione di Metodologia, il 28 aprile 2017, all’Università di Milano-Bicocca.

Va, inoltre, registrata un’importante novità nella rubrica lintervista, che si apre a figure di prestigio del panorama internazionale, a partire da questo numero, con un’intervista al sociologo tedesco Karl-Siegbert Rehberg.

Un’ulteriore peculiarità del numero consiste nell’ampio spazio dedicato dalla rubrica teoria e ricerca a recenti indagini empiriche su temi di crescente rilievo nel dibattito sociologico. Nel primo saggio, Adam Arvidsson ed Elanor Colleoni illustrano i risultati di un’indagine sulle forme di socialità e solidarietà che si sviluppano all’interno degli spazi di co-working. Di particolare interesse è il concetto di solidarietà «connettiva» con cui gli autori sintetizzano gli esiti della loro analisi, dalla quale, anziché una «ricomposizione del lavoro cognitivo in forma collettiva» ­– come suggerisce parte della letteratura ­–, sembra piuttosto profilarsi «un ethos che rinforza e legittima la costituzione dei co-worker come soggetti singoli che agiscono individualmente sul mercato».

Il successivo contributo, di Matteo Colleoni e Monica Gilli, riguarda una survey online sulle abitudini alimentari degli studenti di Milano-Bicocca, che si distingue per un approccio al tema dell’alimentazione nel quale le variabili spazio-temporali sono assunte come elementi cruciali nella definizione del rapporto con il cibo da parte di questi giovani. Vengono, in tal modo, alla luce precise differenze di genere e culturali, che gli autori analizzano sotto il profilo della cura della salute, della percezione della propria immagine corporea, della convivialità connessa all’alimentazione.

Con il saggio di Monica Bernardi e Giulia Mura – autrici di uno dei paper selezionati dal X Forum giovani AIS – si riprende il tema della condivisione in ambito economico, affrontato da Arvidsson e Colleoni, con una declinazione focalizzata sulle politiche pubbliche per l’integrazione della sharing economy nel tessuto urbano. Di particolare interesse è il tentativo delle autrici di offrire una prima valutazione dell’impatto delle iniziative avviate, che suggerisce importanti elementi di riflessione sul ruolo delle pubbliche amministrazioni e sulle tendenze nell’utilizzo dei servizi di sharing.

Da ultimo, teoria e ricerca ospita un saggio di Alessandro Bozzetti ­– autore di un secondo paper selezionato dal X Forum giovani AIS – sul percorso educativo dei giovani immigrati di seconda generazione in Italia. La peculiarità del contributo consiste nel fatto di prendere in considerazione la formazione universitaria, solitamente trascurata dagli approfondimenti su questo tema. Dopo aver illustrato le principali caratteristiche – distribuzione per genere, età e percorso formativo pre-universitario – della popolazione di riferimento messe in luce dai dati MIUR, il saggio presenta i primi risultati di una ricerca empirica, svolta presso l’Università di Bologna.

La rubrica focus, su «Big Data, Big Challenges», prende in considerazione alcuni fra i più rilevanti problemi epistemologici e metodologici connessi all’utilizzo dei Big Data nella ricerca sociale. Nella presentazione, Rita Bichi, Sonia Stefanizzi e Fabrizio Martire, che hanno curato il focus a nome della sezione, riconducono la riflessione proposta a sei aree tematiche: il potere predittivo dei Big Data, il rapporto con la teoria, le questioni etiche connesse all’uso dei Big Data, la qualità dei dati, l’integrazione con altre tecniche di ricerca, il trattamento e l’analisi dei Big Data nell’ambito dell’Opinion Mining e della Sentiment Analysis. Sotto questo profilo, Gianluca Vaccaro propone ­– in un’ottica di mixed-methods – una metodologia di valutazione delle dinamiche di scelta riferita alla Willingness to pay di un farmaco innovativo, che integra conjoint analysis e Big Data. Cleto Corposanto e Beba Molinari sviluppano una riflessione sul contributo che la Sentiment Analysis può offrire alla ricerca sociale, prestando particolare attenzione alla questione dell’ispezionabilità e controllo/valutazione delle procedure connesse a questa tecnica innovativa. Loris Di Giammaria, Maria Paola Faggiano e Stefano Nobile ripropongono i vantaggi dell’approccio mixed-methods, attraverso l’analisi di alcuni aspetti critici sull’uso dei Big Data testuali, emersi nel corso di un’indagine empirica sulla campagna elettorale condotta su Facebook dai candidati sindaco a Roma, nel 2016. Francesco Marrazzo e Gabriella Punziano mostrano come l’applicazione dei mixed-methods ai dati testuali reperibili sui social network consenta di mettere a fuoco nuove dinamiche e prospettive di ricerca nel contesto della comunicazione politica. Renato Grimaldi, Maria Adelaide Gallina e Simona Maria Cavagnero presentano una ricerca sulla consapevolezza che gli studenti universitari mostrano circa l’entità e la natura dei dati personali che quotidianamente lasciano on-line. Biagio Aragona e Rosanna De Rosa si concentrano sulle potenzialità dei Big Data nei processi di decision making, con particolare riferimento all’ambito delle politiche, mettendo, fra l’altro, in rilievo come gli enti pubblici non siano ancora adeguatamente «attrezzati» per sfruttare appieno tali potenzialità. L’ultimo contributo, di Lorenzo Sabetta, sviluppa un’analisi critica dell’idea – sostenuta da parte della letteratura – secondo cui i Big Data stiano mettendo in discussione il ruolo della teoria nella ricerca sociologica. L’autore contesta l’esistenza di tale conflitto, innanzi tutto, mettendo in evidenza la natura prevalentemente metodologica e procedurale dei Big Data e, in secondo luogo, mostrando come, da un punto di vista logico, essi non possano «sancire la fine della teoria», ma la rendano, al contrario, imprescindibile.

L’intervista di questo numero rappresenta, come si è accennato, l’inizio di una nuova stagione per la rubrica. Pur continuando a dedicare attenzione alle figure più significative della tradizione sociologica italiana, cercheremo, infatti, di ospitare anche le testimonianze di personalità internazionali, come Karl-Siegbert Rehberg, intervistato da Silvana Greco, al quale è dedicata la parte conclusiva del presente fascicolo.

Rehberg è uno dei più noti sociologi tedeschi, di indiscusso prestigio internazionale. Nato ad Aquisgrana, nel 1943, ha compiuto i suoi studi di dottorato sotto la guida di Arnold Gehlen, con il quale ha mantenuto anche in seguito un complesso rapporto dialettico. Ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo, ottenuto numerosi premi e onorificenze, insegnato in diversi Atenei, in patria e all’estero, ed è attualmente Senior Professor presso la Technische Universität di Dresda, dove insegna teorie sociologiche, storia del pensiero sociologico, sociologia della cultura e dell’arte. Dialogando con Silvana Greco, Rehberg ricostruisce gli esordi della sua carriera, nella Germania a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, l’evoluzione del rapporto con Gehlen, la multiformità dei suoi interessi scientifici. In particolare, richiama i suoi studi sui classici della sociologia, sull’antropologia culturale, sul potere e sulle istituzioni, intese come ordinamenti simbolici; illustra le sue ricerche sull’acuirsi delle disuguaglianze sociali in Germania, dopo la caduta del Muro, sulle arti figurative nei nder della ex Germania dell’Est, con particolare attenzione alla relazione degli artisti con il potere durante il regime comunista. Da ultimo, si sofferma sulle sue indagini sul movimento populista di destra «Pegida», nato nelle piazze di Dresda, su cui si è focalizzato il suo interesse in anni recenti, a testimonianza del costante impegno politico e civile che, nella vita di Rehberg, è sempre andato di pari passo con la sua inesauribile passione conoscitiva.

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