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AIS

2026/31

Editoriale n. 31

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Messaggio della Presidente dell’AIS

Per una comunità sociologica aperta, plurale e responsabile

Nel corso degli ultimi anni il sistema dell’università e della ricerca ha attraversato trasformazioni profonde, che riguardano direttamente anche la Sociologia con cambiamenti nelle politiche della ricerca, nei meccanismi di valutazione, nei processi di reclutamento, nelle forme dell’internazionalizzazione, nel rapporto tra sapere scientifico e spazio pubblico. In questo scenario, le associazioni scientifiche sono chiamate a svolgere un ruolo sempre più rilevante: rappresentare la comunità disciplinare, promuovere standard scientifici condivisi, favorire il confronto tra prospettive diverse, contribuire alla definizione delle priorità della disciplina.

È a partire da questa consapevolezza che lAssociazione Italiana di Sociologia promuove, allinizio del nuovo mandato, un momento di riflessione collettiva sul futuro della Sociologia italiana e sul ruolo di AIS nel sistema scientifico nazionale. L’iniziativa AIS 2026. Costruire un’agenda per il futuro di AIS. Verso gli Stati Generali della Sociologia italiana nasce con l’obiettivo di aprire uno spazio di discussione ampio, partecipato e orientato alla costruzione di proposte operative. Non un semplice appuntamento celebrativo, dunque, ma un’occasione per interrogarsi insieme sullo stato della disciplina, sulle sue trasformazioni, sulle sue responsabilità e sulle forme organizzative attraverso cui l’Associazione può meglio rappresentarla.

La Sociologia italiana è caratterizzata da una ricca articolazione di approcci teorici, metodologici e tematici. Le Sezioni di AIS esprimono questa pluralità e costituiscono uno dei principali punti di forza dell’Associazione. Ma il pluralismo non è soltanto una descrizione della nostra comunità scientifica, è anche un principio da praticare. Significa riconoscere che una disciplina vive della molteplicità dei suoi sguardi, della tensione tra tradizioni e innovazioni, della possibilità di discutere pubblicamente questioni controverse senza trasformare il dissenso in delegittimazione.

Per questa ragione, il confronto che AIS intende promuovere si fonda sui principi del pluralismo, dell’universalismo e della partecipazione. Pluralismo, perché la sociologia non può essere ridotta a una sola voce, a un unico paradigma, a una sola agenda di ricerca. Universalismo, perché la pluralità delle prospettive deve accompagnarsi alla condivisione di standard scientifici, criteri di qualità, responsabilità pubblica della ricerca. Partecipazione, perché un’associazione scientifica è tanto più forte quanto più riesce a coinvolgere attivamente le diverse componenti della propria comunità: le Sezioni, le generazioni più giovani, le studiose e gli studiosi che operano in contesti diversi, le sensibilità teoriche e metodologiche che attraversano la disciplina.

In questo quadro, la scelta di costruire un programma capace di includere anche voci dissonanti nasce da un’idea precisa di comunità scientifica. Una comunità scientifica non è fondata sull’unanimità, né sull’adesione preventiva a una linea comune. È, o dovrebbe essere, uno spazio nel quale posizioni diverse possano confrontarsi apertamente sul terreno degli argomenti, della ricerca e della responsabilità intellettuale. La sociologia per sua vocazione studia conflitti, istituzioni, poteri, appartenenze, esclusioni, processi di legittimazione. Sarebbe paradossale se una comunità di sociologhe e sociologi non sapesse applicare a sé stessa quella stessa capacità riflessiva che rivendica nello studio della società. Proprio per questo, il dissenso non va semplicemente tollerato; va trasformato in occasione di conoscenza, apprendimento collettivo e rafforzamento della qualità del dibattito. Una comunità che esclude preventivamente le voci dissonanti può apparire più compatta, ma non necessariamente più forte. Una comunità che le ascolta, le interroga e le mette alla prova mostra invece fiducia nella propria intelligenza collettiva.

L’Assemblea che proponiamo intende muoversi in questa direzione. La prima parte sarà dedicata a una riflessione sullo stato della Sociologia italiana, con attenzione alla ricerca, alla didattica, al reclutamento, alle carriere, alle dinamiche generazionali e al ruolo pubblico della disciplina. La seconda parte sarà organizzata in tavoli tematici dedicati a questioni decisive per il futuro dell’Associazione e della Sociologia italiana: pluralismo e identità disciplinare; valutazione, standard scientifici e processi di reclutamento; partecipazione, governance e revisione dello Statuto; internazionalizzazione e reti scientifiche; sociologia e spazio pubblico.

Questi tavoli non saranno concepiti come semplici sessioni di discussione, ma come luoghi di lavoro collettivo orientati alla formulazione di proposte. L’obiettivo è arrivare alla definizione di alcune priorità strategiche per AIS nel prossimo triennio, rafforzare il coordinamento tra le Sezioni, avviare una riflessione sulla governance associativa e preparare il percorso verso gli Stati Generali della Sociologia italiana. A conclusione dell’iniziativa sarà elaborato un documento di sintesi che raccolga gli orientamenti emersi e contribuisca alla costruzione di un’agenda condivisa.

AIS deve essere uno spazio di rappresentanza, ma anche di elaborazione. Deve promuovere il riconoscimento della Sociologia nel sistema scientifico e nello spazio pubblico, ma deve anche saper interrogare criticamente sé stessa: le proprie procedure, le proprie forme di partecipazione, il rapporto tra Direttivo e Sezioni, tra generazioni, tra ambiti disciplinari, tra ricerca accademica e responsabilità pubblica. Solo così l’Associazione potrà essere all’altezza delle trasformazioni in corso e delle aspettative di una comunità scientifica articolata, plurale e attraversata da domande nuove.

Costruire un’agenda per il futuro di AIS significa, dunque, assumere il pluralismo non come problema da gestire, ma come risorsa da valorizzare; significa rafforzare gli standard scientifici senza irrigidire la disciplina; significa promuovere partecipazione senza rinunciare alla responsabilità; significa aprire spazi di confronto nei quali anche il dissenso possa diventare parte di un processo comune.

L’auspicio è che questa iniziativa rappresenti l’avvio di una stagione costruttiva per l’Associazione Italiana di Sociologia: una stagione in cui la comunità sociologica possa discutere con franchezza, riconoscere le proprie differenze, costruire priorità condivise e rafforzare la propria presenza nel dibattito scientifico e pubblico.

Sonia Stefanizzi

 

In questo numero

Il fascicolo è quasi interamente dedicato alle migrazioni: un tema a cui la Rivista ha sempre prestato attenzione e che, nel focus di questo numero, è declinato secondo la particolare prospettiva delle stratificazioni migratorie. Unica eccezione è rappresentata dal saggio di apertura di teoria e ricerca, in cui Alessandra Decataldo e Brunella Fiore propongono uno studio sulla percezione di auto-efficacia dei docenti universitari con l’introduzione dell’insegnamento a distanza, a seguito del Covid-19. La ricerca, condotta sui docenti di Milano-Bicocca, mette in evidenza il ruolo della competenza tecnologica e dei conflitti tra lavoro e famiglia nell’influenzare tale percezione, proponendo, fra l’altro, interessanti osservazioni in merito alle differenze di genere.

A seguire, il contributo di Ilaria Bilancetti, vincitrice del Forum AIS Giovani, si focalizza sui giovani nativi egiziani, arrivati in Italia da minori non accompagnati e intervistati a distanza di qualche anno, quando la loro transizione alla vita adulta è stata – almeno in parte – compiuta. Bilancetti offre utili considerazioni sul sistema di accoglienza italiano, mettendo peraltro in luce il ruolo cruciale della dimensione di rete in cui sono inseriti questi giovani, particolarmente quello delle relazioni intergenerazionali, nell’orientare le loro scelte.

L’ultimo saggio della rubrica, di Iraklis Dimitriadis e Andrea Calabretta, anticipa il tema oggetto del focus. I due autori propongono un’accurata analisi della letteratura italiana, dal 1990 al 2024, sull’inserimento lavorativo di giovani stranieri e di giovani discendenti di migranti, ponendo in evidenza come «la collocazione attuale della forza lavoro straniera [sia] legata al modo in cui il fenomeno migratorio si è fino ad ora stratificato, tanto nei rapporti con la società autoctona, quanto al suo interno». Viene in tal modo alla luce una varietà di percorsi, lavorativi e biografici, tra soggetti e gruppi diversi, che contribuisce a collocare l’analisi dei migranti in uno scenario complesso e processuale, evitando il rischio di «essenzializzare» l’immagine delle comunità immigrate, banalizzandone i contorni.

Introdotto da un saggio di Francesco Della Puppa, Giuliana Sanò e Giulia Storato sull’importanza di adottare una prospettiva stratigrafica nell’analisi delle migrazioni, il focus presenta cinque studi di caso, molto diversi fra loro e, al contempo, sintomatici dell’interesse di tale prospettiva.

Nicola Costalunga si sofferma sul Giappone, mettendo in luce la correlazione esistente tra stratificazione migratoria, stratificazione sociale e le esigenze – mutevoli – del mercato del lavoro.

Emanuela Abbatecola, Davide Filippi e Mariella Popolla guardano ai mercati del sesso italiani, analizzando come le stratificazioni migratorie li abbiano attraversati negli ultimi quarant’anni, producendo dei cambiamenti che, tuttavia, hanno lasciato intatti i meccanismi dello sfruttamento e della vulnerabilità.

Djordje Sredanovic si sposta nel Regno Unito per comparare le esperienze dei migranti arrivati prima della Brexit e di quelli arrivati dopo, al fine di comprendere il diverso impatto su questi due gruppi delle recenti restrizioni nelle politiche migratorie del Regno Unito.

Tindaro Bellinvia analizza le stratificazioni migratorie che si sono formate dagli anni Ottanta a oggi in dieci comuni della provincia di Messina: un’enclave agricola di esportazione globale di piante ornamentali e da arbusto, dove si è sedimentata una «linea del colore», per cui l’essere neri espone a trattamenti peggiori sul lavoro, nel mercato degli affitti, persino nei mezzi di trasporto.

Giovanni Marenda, infine, guarda alla frontiera tra Bulgaria e Turchia, osservandola etnograficamente come luogo di significati e di immaginari, nel quale si sono stratificati e intrecciati nel tempo momenti migratori diversi, entro realtà economico-strutturali e culturali in progressiva evoluzione.

L’intervista a Ada Cavazzani, curata da Carlo De Rose, chiude il numero ricostruendo un percorso biografico e scientifico di grande interesse, innanzi tutto per l’ampiezza spazio-temporale entro cui si snoda: dagli anni della ricostruzione post-bellica sino ai giorni nostri, attraversando l’Italia in trasformazione da nord a sud e proiettandosi frequentemente sulla scena internazionale. In secondo luogo, per il ruolo che il pensiero critico vi assume costantemente: una lezione da non dimenticare.

Marita Rampazi