Editoriali / Editorials

28/09/2018

Enrica Amaturo, Marita Rampazi

Editoriale (n.12 2018)


Questo numero di Sociologia italiana – AIS Journal of Sociology esce in coincidenza con il Convegno AIS che segna la metà del mandato dell’attuale Direttivo. Già dal titolo – La Sociologia e le società europee: strutture sociali, culture e istituzioni – è evidente lo scopo di promuovere e consolidare i rapporti internazionali dell’Associazione, che si sono di recente rafforzati in particolare con la collaborazione avviata con le Associazioni di Sociologia del Sud Europa, cui ha offerto un decisivo apporto l’attività della vice-Presidente dell’AIS, Paola Borgna, in qualità di co-coordinatrice del RN27 della European Sociological Association. Il convegno si tiene infatti congiuntamente agli incontri di due Research Network ESA (RN27 appunto – Regional Network Southern European Societies – e RN26 – Sociology of Social Policy and Social Welfare), al fine di sottolineare la necessità di un pensiero comune e di nuovi approcci anche metodologici, capaci di analizzare i problemi che investono l’intera Unione europea.

Oltre all’organizzazione coordinata di queste mid-term Conferences, l’intensificarsi della collaborazione è testimoniata anche da un esperimento che si è concretizzato nel focus di questo numero della Rivista, che per la prima volta nasce da un accordo con le associazioni sociologiche spagnola e portoghese.

«Connecting sociological research with social problems and public policies: implications for Southern European societies» è il tema del focus, che si è giovato del contributo di Consuelo Corradi, in funzione di guest editor. È frutto di una call for papers che Sociologia Italiana-Ais Journal of Sociology ha lanciato, nell’ottobre 2017, congiuntamente alle riviste delle associazioni di sociologia spagnola (RES-Revista Española de Sociología) e portoghese (Sociologia On Line), che si sono impegnate a pubblicare i saggi selezionati da ciascuna nei rispettivi numeri di settembre-ottobre 2018. Presentando la rubrica, Consuelo Corradi e Paola Borgna ricostruiscono il contesto in cui è nata l’iniziativa, precisano i criteri di selezione concordati con i partner spagnolo e portoghese e illustrano i risultati della selezione effettuata fra le numerose proposte pervenute. In particolare, si specifica che sono stati privilegiati contributi di ricerca su temi diversificati. Fosco Bugoni e Giovanni Battista Corvino mettono a fuoco i problemi emozionali degli operatori nelle strutture per immigrati irregolari [«Voci dalla ‘trincea’: ricerca sul lavoro emozionale degli operatori nei centri di detenzione amministrativa per stranieri irregolari in Italia»]. Valentina De Luca presenta un’indagine sul rapporto tra sistemi di welfare, clientelismo e consenso politico nel caso del bracciantato agricolo di due regioni dell’Europa mediterranea [«Welfare, élites distributrici e clientele sociali. Un’analisi comparativa a proposito delle indennità per il bracciantato agricolo in Calabria e in Andalusia»]. Annalisa Dordoni propone un’analisi comparativa delle difficoltà di gestire orari di lavoro atipici per le commesse di due importanti vie dello shopping, rispettivamente, a Milano e Londra [«Gender and time inequalities. Retail Work and the deregulation of shop opening hours»]. Sabina Licursi, Giorgio Marcello, Emanuela Pascuzzi illustrano l’applicazione sperimentale in Calabria del modello Housing First finalizzato a contrastare situazioni di homelessness [«Contrastare la povertà estrema a partire dalla casa. L’Housing First in Calabria, tra limiti e potenziali sviluppi»]. Mauro Serapioni si concentra sull’andamento delle disuguaglianze di salute in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, alla luce dell’evoluzione dei rispettivi sistemi sanitari, prima e durante la crisi economica [«L’impatto della crisi nei sistemi sanitari dei paesi mediterranei»].

La rubrica focus è preceduta, come di consueto, dai saggi di teoria e ricerca. I primi tre contributi, seppure con prospettive diversificate, si focalizzano su una medesima dimensione dell’esperienza sociale: quella legata a struttura, organizzazione, dinamiche politico-sociali e relazionali nei contesti urbani contemporanei. Nel saggio di apertura [«Vieni, vieni in città, che stai a fare in campagna?»] Giampaolo Nuvolati prende le mosse dal dibattito sul processo di urbanizzazione in Italia, che appare in controtendenza rispetto ad altri paesi occidentali, con una stagnazione della popolazione residente nelle grandi città, accompagnata dalla diffusione di una rete di città medie e medio-piccole – sistema urbano «poli-cefalico». Dopo avere ricostruito un quadro aggiornato dei dati sulla distribuzione territoriale della popolazione italiana, Nuvolati propone di ragionare sul significato di tale distribuzione, spostando l’attenzione dal concetto di «urbanizzazione» verso quello di «urbanità». Si tratta, infatti, di superare «alcuni tipi di mappatura che oggi disegnano i processi di urbanizzazione del territorio», resi osboleti dalla «facilità dei contatti, la velocità dei trasporti, l’omologazione dei costumi e dei consumi», che favoriscono nuovi e complessi intrecci tra urbano e rurale, tra metropoli e piccoli-medi centri. In tal senso, il criterio dell’«urbanità», argomenta l’autore, sembra particolarmente adeguato per riorientare lo sguardo sugli atteggiamenti e le pratiche delle persone nella loro relazione con il territorio: sulla grande varietà di modi con cui esse frequentano le città e sull’adozione di «condotte urbane anche in contesti che non lo sono e viceversa».

L’obsolescenza degli strumenti con cui tradizionalmente si è analizzato il rapporto tra condotte e caratterizzazione dei contesti territoriali di residenza è un tema che si ritrova anche nel saggio di Ciro Clemente De Falco e Pietro Sabatino, su «Il comportamento elettorale delle aree marginali. Una proposta di analisi», uno dei tre papers selezionati dal X Forum Giovani AIS. In questo saggio, il punto in questione è rappresentato dalla capacità predittiva ed esplicativa delle usuali classificazioni «centro-periferia» delle unità sub-comunali, assunte come riferimento di contesto nell’analisi dei comportamenti di voto. Gli autori dimostrano come l’aumentata eterogeneità interna fra tali unità, altamente disomogenee per estensione e la forte differenziazione fra ambienti urbani suggeriscano un’analisi che, prescindendo da una caratterizzazione socio-economica di tipo «puntuale» delle sezioni elettorali, si orienti verso «l’individuazione georeferenziata del micro-contesto territoriale in cui queste ultime sono inserite».

Nella realtà italiana, caratterizzata – come si è visto – da un’estesa rete di medie e medio-piccole entità territoriali, l’associazionismo intercomunale si prospetta come un’importante risorsa per le politiche pubbliche delle singole unità. L’esperienza delle unioni di comuni nel nostro paese è al centro del paper di Matteo Bocchino «Inter-municipal cooperation in Italy. Analysis and open research agenda for the Municipal Union Case». L’autore ricostruisce un quadro complessivo delle iniziative sviluppate sino a ora, mettendone in luce la forte eterogeneità e mostrando come la frammentazione regionale, favorita dall’assenza di una banca-dati unitaria, di un monitoraggio adeguato, di studi approfonditi sui processi di implementazione, costituisca un serio limite alla loro efficacia.

Alla violenza contro le donne, un tema di drammatica attualità e indubbia rilevanza teorica, è dedicato il saggio di Sveva Magaraggia «La ‘questione maschile’. La violenza degli uomini contro le donne nella realtà e nelle rappresentazioni mediali». Dopo aver richiamato il consistente corpus teorico sulla violenza di genere che si è consolidato negli ultimi decenni e le iniziative di contrasto promosse dalle principali istituzioni istituzionali, l’autrice si chiede «quanto» di tutto ciò si rifletta nelle rappresentazioni mediali. Attraverso un’analisi di testi e video di canzoni italiane recenti e di immagini pubblicitarie, Magaraggia rileva che «gli argomenti utilizzati per rappresentare e spiegare la violenza maschile contro le donne sembrano impermeabili agli sviluppi avvenuti sul piano teorico e politico in anni recenti». Anzi, in queste narrazioni, il ricorso al frame romantico e a forme di «estetizzazione» della violenza finisce per riproporre, rafforzandolo, il tema delle differenze «naturali» tra uomini e donne, grazie al quale la violenza maschile viene «normalizzata» e, implicitamente, legittimata.

Altrettanto attuale è l’argomento del saggio che chiude la rubrica. Francesco Della Puppa, in «Nuovi italiani attraverso l’Europa. Cittadini globali, stratificazioni civiche e percorsi di mobilità sociale in tempo di crisi», illustra il fenomeno emergente delle onward migration, con riferimento a una ricerca su alcuni migranti di origine bangladese che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, riattivano la scelta migratoria, trasferendosi a Londra. Della Puppa illustra le ragioni di questa scelta, secondo i racconti dei protagonisti e la discrasia fra la realtà immaginata e quella effettivamente esperita che si concretizza nella loro vita nel Regno Unito. Mossi dalla ricerca di alternative al lavoro operaio cui sono destinati in Italia, di migliori opportunità per il futuro dei figli, di inclusione nell’ampia collettività bangladese presente da generazioni nella Capitale britannica, questi migranti si confrontano con problemi inattesi, fra cui l’impossibilità di trovare «un inserimento lavorativo stabile e ben retribuito», le «ambivalenze del sistema dei benefit sulle loro traiettorie sociali», la «compromissione della loro socialità». Il terzo aspetto, in particolare, è oggetto di un approfondimento, finalizzato a mettere in luce sia i riflessi sulla socialità di condizioni di lavoro atipiche, sia le radici storico-culturali della chiusura operata nei confronti dei nuovi arrivati da alcune componenti della collettività bangladese di più antica stabilizzazione.

Con l’intervista di questo numero, concessa da Salvador Giner a Mariella Nocenzi, la Rivista persevera nell’impegno a ospitare le testimonianze di personalità internazionali, accanto a quelle di figure significative della tradizione sociologica italiana.

La reputazione di cui gode colloca Salvador Giner fra i principali esponenti del panorama sociologico internazionale. Nel corso dell’intervista, egli rievoca gli esordi della propria formazione in Spagna e la scelta di approfondire gli studi di sociologia, prima con König, a Colonia, quindi, a Chicago, con Shils e, infine, a Cambridge, con Hayek, che lo ha seguito nella tesi di dottorato. La sua attività si è successivamente sviluppata presso prestigiose università europee, negli Stati Uniti e in alcuni paesi dell’America latina, fino al ritorno in Spagna, alla fine del franchismo, all’Università autonoma di Barcellona, di cui è attualmente professore emerito. Dopo il rientro in patria, ha contribuito, fra l’altro, a fondare la Federación Española de Sociología e ha promosso, con altri colleghi europei, la creazione della European Sociological Association. Grazie a queste esperienze, Salvador Giner è un testimone prezioso dello sviluppo della sociologia in Spagna e dell’evoluzione della disciplina nel contesto internazionale, cui sono dedicati importanti passaggi dell’intervista. Uno dei momenti di maggiore interesse del colloquio coincide, comunque, con la parte in cui Giner illustra la sua concezione della sociologia: una disciplina «aperta», non dogmatica, che «non accetta alcun argomento, definizione, evidenza che sia solo il prodotto di un mero principio di autorità». Una scienza «che integra in sé la dimensione umanistica e scientifica per studiare la realtà sociale umana con uno strumento che sia davvero cognitivo e razionale, etico e critico aspirando all’idea massima e universale [...] di una ‘buona società’, un mondo umano auspicabile».

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